“CHIUSURA DEL LABORATORIO ANALISI DELL’OSPEDALE DI PANTALLA” – MANCINI E FIORINI (LN) INTERROGANO, L’ASSESSORE BARBERINI RISPONDE: “IN CORSO RIORDINO LABORATORI, A PANTALLA NON CAMBIA NULLA”

Durante la parte di martedì 23 gennaio dell’Assemblea legislativa dell’Umbria riservata alla discussione delle interrogazioni a risposta immediata, i consiglieri Valerio Mancini e Emanuele Fiorini (Ln) hanno presentato l’atto ispettivo in cui chiedono alla Giunta regionale di “conoscere il futuro dell’ospedale di Pantalla, considerato che per lo stesso è già prevista la chiusura del laboratorio di analisi”.

Illustrando l’interrogazione in Aula Mancini ha detto che “gli organi di informazioni locale hanno riportato la notizia che il laboratorio di analisi dell’ospedale di Pantalla sarà chiuso, così come, probabilmente, il reparto di ostetricia del medesimo nosocomio. Ricordo che la struttura di Pantalla risulta, sin dal momento della sua costruzione, strategico per tutta l’area del Medio Tevere. Inoltre l’organizzazione sanitaria territoriale andrebbe condivisa con le amministrazioni comunali di riferimento al fine di rispondere alle esigenze dei cittadini dei territori interessati”.

L’assessore Luca Barberini ha risposto che “il presidio ospedaliero di Pantalla non ha subito e non subirà alcuna riduzione di attività. È in corso un riordino complessivo dei laboratori analisi che alza la qualità e fa risparmiare 3,5 milioni di euro. Ma non cambia nulla per i cittadini che nei punti di prelievo otterranno le stesse risposte nei punti analisi, così come per i pazienti ricoverati. Non cambierà nulla neanche per il personale. In tutti i presidi ospedalieri, anche quelli del territorio, ci sarà una strumentazione collegata in via telematica che permette analisi in qualsiasi momento con refertazione e controllo telematico. I laboratori delle aziende ospedaliere saranno ancora più incentrati sull’elevata complessità, mentre i laboratori per le prestazioni medie saranno concentrati negli ospedali della rete emergenza/urgenza. Quindi l’ospedale di Pantalla è stato potenziato con il servizio di cardiologia inserendo il Cres, il centro regionale di cardiologia sportiva e riabilitativa che sta facendo numeri giornalieri straordinari. Il reparto di ortopedia è stato rafforzato, tanto che oggi è in grado di garantire il servizio h12 nell’arco di tutte le giornate. È stato anche ulteriormente rafforzato il servizio ortopedia programmato grazie alla collaborazione con Perugia, attuando il principio che si spostano i professionisti e non i pazienti. E con questa innovazione sono aumentati molto gli interventi nell’area ortopedica. Forma di collaborazione avviata anche per il servizio di otorino. L’obiettivo che stiamo perseguendo è quello di dare risposte sulla bassa e media complessità con gli ospedali del territorio e lasciare le attività di alta complessità alle aziende ospedaliere. Per migliorare dobbiamo rimodellare il nostro sistema sanitario secondo i principi di efficienza, qualità e risposte al territorio. Ed è questo che stiamo facendo”.

Nella sua replica Mancini ha ricordato che “in Umbria stanno proliferando laboratori analisi privati dove i cittadini riescono ad avere un servizio efficiente a volte spendendo meno del ticket. Mi auguro che quello che lei ha auspicato si verifichi. Inoltre vorremmo sapere quanti dei 3,5 milioni di euro di risparmio saranno destinati ad investimenti nella sanità regionale”.

LIMITAZIONI AL TRAFFICO TRA PORTA ROMANA E PORTAFRATTA PER LAVORI IN CORSO.

L’Amministrazione comunale informa che sulla Circonvallazione Orvietana Est, da Porta Romana al c.d. vicolo Bello (Via Carocci), prenderanno avvio i lavori di pavimentazione della banchina tra la sede stradale e le mura urbiche e la sistemazione finale del piano stradale.

I lavori sono finanziati con fondi reperiti all’interno del precedente appalto e costituiscono il completamento della sistemazione della Circonvallazione nella zona ad Est della città.

Per tale intervento, della durata di un mese circa, sarà necessario procedere con una modifica del traffico nei modi seguenti:

1. Istituzione Senso Unico di marcia a tutti i veicoli in Via Circonvallazione Orvietana Est, dal km 41+000 al km 41+300 della SR 79 BIS con direttrice Porta Fratta – Porta Romana (Via Carocci incrocio P.ta Romana);

2. Deviazione del traffico veicolare proveniente da Via Angelo Cortesi e diretto al Centro Storico, su Viale San Filippo – Viale della Fabbrica e Viale Montesanto;

3. Istituzione Divieto di Transito su Viale San Filippo – Viale della Fabbrica e Viale Montesanto per le seguenti categorie di veicoli: Autotreni – Autoarticolati – Mezzi d’opera – Veicoli o complessi di veicoli aventi lunghezza superiore a metri 15 – veicoli aventi larghezza superiore a mt 2,5;

4. Istituzione Senso Unico di marcia da Porta Romana in direzione Viale San Filippo fino all’altezza di Viale San Carlo;

La modifica è prevista per il periodo 22.01.2018 – 24.02.2018 con pubblicazione all’Albo Pretorio on-line del Comune di Todi.

Roveja, un legume italiano…e che gusto !

 

Roveja, roveggia, pisello dei campi, robiglio: qualsiasi nome si utilizzi, si parla di un legume – una varietà di pisello, per l’appunto – dall’origine antichissima, importato in Europa dal Medio Oriente e oggi coltivato da una piccolo gruppo  d’agricoltori a cavallo dei Monti Sibillini tra l’Umbria e le Marche. Piano piano, la coltivazione fu abbandonata. La sua coltivazione era difficile, poco remunerativa, e le zone montane andavano spopolandosi. Oggi, quattro produttori di Civita di Cascia coltivano un legume che è presidio Slow Food; un legume il cui seme vira dal verde scuro fino al marrone e al grigio e che, alla base dell’alimentazione umana nel Neolitico (insieme a orzo, farro e lenticchie) fu legume prelibato per i Greci e per i Romani.

Seminata a marzo tra i 600 e i 1200 metri d’altitudine, la roveja viene raccolta tra la fine di luglio e l’inizio di agosto rigorosamente a mano. Il processo di battitura è simile a quello utilizzato per le lenticchie.Spesso abbinata a fave e cicerchie, può essere accostata anche a patate, carote e sedano, ma persino a guanciale e salsiccia. Se macinata, dà vita ad una farina dal gusto un po’ amaro utilizzata per preparare la “farrecchiata”, una polenta poi condita con un battuto d’olio, aglio e acciughe.

TORNA WINE SHOW, A TODI LA TERZA EDIZIONE

Dalla Rupe al Colle, lo spettacolo nel bicchiere continua. Si terrà a Todi il 9 e 10 giugno la terza edizione di Wine Show, l’evento enogastronomico dedicato a esperti e appassionati di vino che mette in mostra cantine e produttori provenienti da tutta Italia.

Tante le novità in programma per l’edizione 2018 che saranno rese note nelle prossime settimane ma la più significativa è sicuramente la scelta della sede della manifestazione. Dopo le prime due fortunate edizioni realizzate a Orvieto, Wine Show trasloca nella città di Jacopone, nel cuore dell’Umbria più vera. Ad ospitare la mostra mercato e le degustazioni saranno la Sala delle Pietre di Palazzo del Popolo, la sala del consiglio comunale del Palazzo del Capitano, e i prestigiosi spazi di Palazzo del Vignola.
“Una nuova stimolante sfida – afferma l’organizzatore della manifestazione, Alberto Crispo – una location meravigliosa che ci consentirà una volta ancora di abbinare le eccellenze enogastronomiche alla promozione del territorio e quindi di esaltare il messaggio della manifestazione, ovvero che un vino diventa memorabile non solo per la sua qualità ma anche dove e con chi viene degustato. Un concetto riassunto nello slogan BeWine che è anche l’hashtag che accompagna la comunicazione dell’evento sui social network. Ringraziamo la città e il Comune di Todi per l’accoglienza e la disponibilità che vorremmo ricambiare facendo quello che ci riesce meglio, lavorare in sinergia con associazioni e operatori locali. Riteniamo che il Wine Show possa rappresentare anche l’occasione giusta per rilanciare la Doc di Todi e lo faremo attraverso iniziative dedicate e degustazioni guidate da importanti sommelier. Il sindaco Antonino Ruggiano e la sua amministrazione, a partire dall’assessore Claudio Ranchicchio, hanno sin da subito sposato il progetto convinti come noi che la valorizzazione delle importanti produzioni del territorio non possa che passare attraverso il confronto con altre realtà italiane per esaltarne le unicità. Se Todi è stata ritenuta la città più vivibile del Mondo – conclude – nel weekend di Wine Show cercheremo di farne la città più… bevibile del Mondo!”.

“La città di Todi – commenta l’assessore al Turismo, Claudio Ranchicchio – è entusiasta di poter essere la sede prestigiosa di un grande evento legato all’enogastronomia e in particolare al mondo del vino. Wine Show Todi si prefigge di diventare una delle manifestazioni di punta del settore enologico umbro e nazionale, attraverso un programma di alto livello, che vedrà la partecipazione di 100 cantine e oltre 700 etichette. L’amministrazione comunale ha intenzione di sostenere al meglio la manifestazione dal punto di vista logistico, dal punto di vista promozionale e da quello economico, programmandone insieme agli organizzatori e alle principali associazioni di sommelier, un futuro di crescita e sviluppo, con positive ricadute per il turismo del nostro territorio”.

M5S TODI: L’AMMINISTRAZIONE SI ATTIVI PER ASCOLTARE E DARE SUPPORTO AI CITTADINI E ALLE IMPRESE TUDERTI.

Il MoVimento 5 Stelle Todi apprende con sollievo la conclusione della vicenda che ha visto coinvolta una attività commerciale del territorio e che vedrà, caso raro, un istituto soccombere in vece di una impresa o di un cittadino. Fondamentale, in questo caso, il ruolo dell’associazione SoS Utenti che ha seguito e fornito assistenza legale e tecnica per il caso, e che pubblicamente ringraziamo.
Una vicenda molto complessa, e analoga purtroppo ad altre realtà tuderti e umbre, dati alla mano, e sicuramente di non facile comprensione per i cittadini, per questo chiediamo che l’amministrazione tuderte trovi un modo per dare sostegno a chi si trova coinvolto in casi simili, magari con la predisposizione di uno sportello di ascolto, anche in collaborazione con le associazioni specifiche, o l’avvio di iniziative informative.
L’amministrazione comunale deve essere in grado di mantenere la tenuta sociale ed economica del territorio in maniera sostenibile, mettendo insieme e facendo coesistere tutti gli attori, cittadini, imprese e banche.
Stefano Lucidi – M5S
Movimento Tuderti 5 Stelle

DIMISSIONI FERRUCCI. CHAPEAU, PROFESSORE di Giuseppe Castellini

Il commissario dell’Adisu (Agenzia per il diritto allo studio universitario), Luca Ferrucci, si è dimesso dall’incarico ricevuto circa 16 mesi fa dalla giunta regionale, ad agosto. Peccato, perché il professore (Ferrucci è Ordinario all’Università di Perugia, facoltà di Economia) già in questi 16 mesi ha dimostrato che la sua amministrazione, se fosse durata, sarebbe stata molto positiva, fondata su progetto strategico chiaro che Ferrucci ha più volte spiegato, anche su queste colonne e in una bella intervista andata in onda nella trasmissione ‘Economia – Le Interviste’ sul canale 11 – Trg del digitale terrestre.
La Regione ha reagito bollando come “incomprensibili” le sue dimissioni. Invece a mio parere sono comprensibilissime.
Il nodo, è inutile girarci intorno o porlo in forma dubbiosa come alcuni hanno fatto, è la questione dello studentato vicino a San Bevignate, la famosa chiesa che è uno dei gioielli di Perugia. Una vicenda che inizia nel 2004 e che per un po’ di anni, mentre percorreva tutto l’iter amministrativo, nessuno ha sollevato, benché la costruzione prevista fosse di notevoli dimensioni. Tutti d’accordo: Regione, Comune e Università.
Fino a quando, un paio di anni fa o giù di lì, inizia un movimento cittadino di protesta che porta in evidenza la questione (purtroppo la stampa umbra e in particolare perugina, e dico tutta comprendendo anche me che allora dirigevo il Giornale dell’Umbria, si era fatta passare la questione sotto il naso, ignorandola e saltandoci sopra solo dopo che altri l’avevano fatta scoppiare), sollevando un grosso clamore perché sostenuta dall’opinione pubblica di Perugia in maniera crescente. Portando due motivazioni di fondo assolutamente ragionevoli: primo, fare uno studentato di quelle dimensioni lì era del tutto inopportuno, vista la vicinanza di un bene culturale importante come la chiesa di San Bevignate, un vero gioiello artistico e culturale. La realizzazione di una struttura di quella caratura avrebbe, insomma, penalizzato il pregio di San Bevignate. Secondo, non si capiva perché si fosse scelta per lo studentato proprio quella zona, dove i servizi sono praticamente assenti. E ciò mentre era pienamente in corso l’operazione Monteluce e il centro continuava a spopolarsi e a declinare. In più, l’emorragia di iscritti all’Università di Perugia (ben taciuta negli anni, tanto che i dati ufficiali del declino degli iscritti all’Ateneo sono venuti fuori l’estate appena trascorsa grazie questa volta alla stampa che ha reperito le cifre del Ministero), nel frattempo si era fatta grave e una struttura di quelle dimensioni non si sa bene chi avesse dovuto accogliere.
Senza contare poi che, sulle strategie delle residenze per studenti universitari, oltre alla realizzazione dello studentato a Monteluce (riattivato come cantiere proprio da Ferrucci e che sarà consegnato a breve), il piano del commissario prevedeva la centralità nella ristrutturazione attuale e futura delle residenze nel centro storico, come detto in sofferenza per tanti motivi.
Ma la questione, per farla breve, è che intanto le procedure amministrative erano state tutte espletate e l’appalto dell’opera era stato affidato, per 12 milioni di euro.
Regione e Comune, davanti a un movimento di opinione come quello che si era creato, vanno in difficoltà e ondeggiano. Cominciano, all’interno delle Istituzioni, a farsi largo le voci che affermano come quell’opera appaia insensata e non vada fatta. Ma viene detto anche che, visto che l’affidamento dei lavori era stato effettuato, il rischio è di dover pagare alla dita una penale del 10% dell’importo, quindi 1,2 milioni di euro. Però il clima è quello di trovare una strada per evitare la realizzazione dell’opera.
La questione si trascina, i cittadini sono convinti di aver sollecitato la volontà politica delle Istituzioni affinché non si vada avanti nella realizzazione del progetto e che, alla fine, nella sostanza la battaglia sia vinta o quasi. Tanto che la vicenda ogni tanto è rispuntata, ma nella sostanza è uscita dalla luce dei riflettori, sotto la quale è molto probabile che tornerà presto.
Ma il fuoco cova sotto la cenere e, tralasciando tutta una serie di passaggi che tratteremo in un prossimo articolo carte alla mano, arriviamo a Ferrucci. Il neo commissario si trova questa patata bollente tra le mani. Di suo considera un grave errore la realizzazione di quell’opera, ma lui è il presidente dell’Adisu e, trattandosi di un bene pubblico, non può di suo danneggiare patrimonialmente l’Ente che è stato chiamato a dirigere. Probabilmente conta sull’appoggio di Comune e Regione per trovare una soluzione che eviti la costruzione di quegli ‘stecconi’ e ha fiducia nella volontà politica a suo tempo, nel pieno della polemica, espressa dalle Istituzioni sul fatto che si sarebbe tentato di tutto, o quasi, per evitare un’opera che la città percepisce come una ferita peraltro inutile. Meno certa la posizione delle Istituzioni accademiche, che non si è mai capito bene come giudichino la vicenda degli ‘stecconi’ a San Bevignate. Perché una cosa è certa: non si tratta di un problema tecnico e amministrativo dell’Adisu, ma è un problema politico che appartiene a tutta la città e quindi tutte a le Istituzioni: Ateneo, Comune e Regione.
Si arriva però – anche qui per semplificare saltiamo passaggi amministrativi e giudiziari – al dunque della famosa sentenza del Tar di un paio di mesi fa, in cui il giudice dà ragione all’Adisu e riconosce quindi il pieno diritto a realizzare l’opera, visto che tutti i passaggi amministrativi erano stati perfezionati o quasi. Si spera nella Soprintendenza. Quest’ultima in effetti in giudizio presenta una valutazione negativa sugli ‘stecconi’, che però agli occhi di giudici appare del tutto insufficiente e molto generica, tanto che nella sentenza lo scrivono chiaramente. Insomma, sembra capire che anche i giudici in cuor loro vorrebbero che quell’opera non si facesse perché appare insensata, ma i giudici applicano la legge e, ai loro occhi, la valutazione negativa della Soprintendenza, per come è fatta, non fornisce alcun appiglio giuridicamente fondato.
Nel frattempo la Soprintendenza, e questo francamente appare sorprendente, non presenta appello contro la sentenza al Consiglio di Stato e così quel verdetto diventa esecutivo. Insomma, la frittata è fatta.
A questo punto Ferrucci ha due strade davanti. Realizzare gli ‘stecconi’ sfidando una città intera e passando alla storia di Perugia come una sorta di Attila – proprio lui che, è noto, vede quell’opera come un’insensatezza – oppure non realizzarla versando la penale di 1,2 milioni di euro alla ditta che si è aggiudicata i lavori. In questo secondo caso rischia di grosso, perché si troverebbe addosso,e da solo, la Corte dei conti che certamente lo metterebbe sotto processo per danno erariale, avendo pagato la penale.
Fin qui la ricostruzione appare abbastanza chiara. Quello che non è chiaro è cosa sia successo in queste settimane. Probabilmente Ferrucci ha sondato Comune, Regione e Ateneo per sollecitare uno schieramento istituzionale che gli proteggesse le spalle, perché la questione è politica e solo se c’è la volontà politica si possono tentare strade amministrative che, in nome dell’interesse pubblico, portino a sventare quel progetto. Ma evidentemente le porte a cui avrà bussato sono restate chiuse, o almeno socchiuse. L’ipotesi è che si sia trovato solo. Sul fronte dalla posizione dell’Ateneo, poi, è probabile che abbia trovato il solito muro di gomma.
La Regione afferma che le sue dimissioni sono ’incomprensibili’, ma è trapelato che il professore abbia allegato alla lettera di dimissioni una serie di pagine in cui, stando ai ‘rumors’, spiegherebbe per filo e per segno le ragioni della sua decisione.
Lasciatemi fare un po’ di dietrologia. Forse c’era e c’è chi, a torto o ragione, magari alla luce dell’iter amministrativo molto avanzato e della sentenza del Tar divenuta definitiva, riteneva e ritiene che quel progetto vada fatto. E pensava di aver trovato chi si sarebbe scottato le dita di quel cerino da tempo acceso. Si sarebbe scaricato tutto sulle spalle del professore, in una sorta di gioco a tressette col ‘morto’, lasciando lindi e pinti tutti gli altri. Ma il ‘morto’ designato s’è dimostrato piuttosto vivo. Riportando la palla a chi la deve giocare e deve spiegare ai perugini: le Istituzioni. Magari, ‘scottandosi’ le dita pure loro.
Da questo punto di vista, se le dimissioni del professor Ferrucci serviranno a spingere a fare chiarezza sulla volontà politica di tutte le Istituzioni, il suo “sacrificio” avrà un significato per la città.
Ricostruzione fantasiosa, la mia? Può essere. Fondata su elementi certi e probanti? Certamente no. Ma credo che molto chiarirebbero quelle pagine, se ci sono, che Ferrucci avrebbe allegato alla lettera di dimissioni. Renderle pubbliche sarebbe davvero interessante. Si capirebbe bene, allora, se le dimissioni di Ferrucci siano ‘incomprensibili’. Io scommetto di no e, nei suoi panni, avrei fatto la stessa cosa. Anche perché il gioco del tressette non mi è mai piaciuto. Soprattutto quando capisco che il ‘morto’ designato sono io.
Quindi chapeau, professore. Perché le dimissioni, in Italia e soprattutto in Umbria, sono cosa rara, e regolarmente le cose in cui si crede cedono il passo, tra mille giustificazioni che non mancano mai, a piccoli interessi ‘particulari’, tanto che il fossato tra Umbria reale e Umbria legale non è mai stato così largo ed è diventato una voragine. E perché, mettendo a nudo ‘il re’, forse chiariranno davvero cosa le Istituzioni pensano di fare. Rispondendone ai perugini e agli umbri. Con le sue dimissioni, insomma, ogni maschera è caduta. Già questo, ai miei occhi e credo a quelli di tanti altri, è un successo.

IL GRUPPO GRIFO AD AMSTERDAM TRA LE ECCELLENZE ALIMENTARI ITALIANE

Vetrina internazionale per il Gruppo Grifo Agroalimentare che fino a mercoledì 10 gennaio sarà ad Amsterdam in occasione della fiera Horecav dedicata al mondo delle eccellenze alimentari per la distribuzione alimentare nei paesi Bassi. All’interno del padiglione BellaVita Expo, in cui trova posto il meglio del made in Italy, ci sono infatti i formaggi del Gruppo Grifo a marchio Norcia il Caseificio 1967 e i prodotti della linea Bell’e cotti della divisione Corradi Umbria e Sapori. “Un’occasione importante per farci conoscere – commentano dalla cooperativa agroalimentare umbra – e per affacciarci al mercato estero”.

Comunicato solidale-Tuderti Cinque Stelle

Il MoVimento Tuderti 5 Stelle, in merito all’iniziativa “Solidarietà in MoVimento”. organizzata dall’1 al 14 Dicembre,
vuole esprimere il più sincero ringraziamento, per le offerte di materiale ricevute nei giorni scorsi, ai cittadini tuderti, agli attivisti umbri, e soprattutto a tutti i bambini che hanno consegnato personalmente i loro amati giocattoli, gli abiti e il materiale didattico.
Questi piccoli gesti non risolvono i gravi problemi che incalzano molte famiglie italiane , ma sicuramente aiutano a restituire momenti di serenità in questo periodo dell’anno .
Come anticipato abbiamo provveduto a consegnare il 5 Gennaio le vostre donazioni all’ associazione ONLUS “ Seconda stella a destra “ presso la sede di Pontecuti, siamo stati accolti calorosamente dalla responsabile Federica Buttinelli, dai bambini e ragazzi ospitati dalla struttura e abbiamo avuto il piacere della presenza dell’assessore alla famiglia e alle politiche sociali Alessia Marta.
Un’ emozione unica vedere la gioia nei volti dei bambini quegli occhi lucidi dalla gioia rimarranno per sempre impressi in ognuno di noi
Il nostro primo evento solidale si è concluso con un bilancio che ha superato ogni aspettativa e questo ci da la carica per continuare con iniziative di questo tipo sul territorio e aiutare soprattutto chi ne ha bisogno.

L’AVIS Regionale Umbria, nel messaggio di fine anno ha ribadito la problematica relativa alla carenza di sangue nel territorio umbro

Il Presidente Marchini, sottolinea che nell’arco del 2016 la raccolta di sangue è stata di circa 1900 sacche in meno rispetto il 2015, annotandolo come uno dei cali più importanti negli ultimi trenta anni in Umbria.
“Nel 2017 si è registrata una vera e propria emergenza sangue; sono circa 1500 le donazioni in meno rispetto all’anno 2016 e siamo molto lontani dai valori dell’autosufficienza nazionale
Le maggiori perdite di donatori nel territorio umbro si registrano a Spoleto, Umbertide, Città di Castello, Gualdo Tadino, Perugia e Assisi.
Questo calo è avvenuto soprattutto durante il periodo estivo a causa della presenza in Italia della zanzara Chikungunya e di altri virus contagiosi; per motivi di sicurezza infatti molti donatori sono stati dichiarati temporaneamente non idonei. Siamo riusciti con la tecnologia e la pubblicità a raggiungere un numero maggiore di utenti e ad avere così più donatori ma non abbiamo comunque raggiunto i numeri di 3 anni fa, con circa 5.000 donatori in più. Le strutture sanitarie regionali sono sempre a disposizione per collaborare ma é importante portare donatori e conoscere le periodiche necessità dei servizi sanitari per organizzare la programmazione. Capire le esigenze della sanità è utile per indirizzare le chiamate, seguire il donatore e creare fidelizzazione per avere un rapporto efficace e continuativo con chi viene a donare. Abbiamo anche un altro problema che è la diminuzione del personale addetto ma cerchiamo di andare avanti comunque”.
Dall’altro fronte si è registrato un aumento di donatori dichiarati temporaneamente non idonei per motivi di sicurezza nei confronti dei riceventi, ma a fronte di ciò non vi è stato nessun aumento di donazioni da parte di donatori già periodici né tanto meno da donatori nuovi.

In Umbria, occorrerebbe che affluissero giornalmente un numero di donatori che va dai 140 ai 150. Mentre i veri numeri arrivano a circa 120 donatori, con delle punte minime di 80 o 90. Si necessita, quindi, di una maggiore sinergia tra AVIS, le Aziende Ospedaliere e Sanitarie e la Regione Umbria per conseguire un’efficiente programma di chiamata dei donatori, fidelizzandoli, per garantire il soddisfacimento dei bisogni e un utile servizio di raccolta che si basi anche sulle nuove realtà socioeconomiche e renda ancora più agevole l’accesso dei donatori volontari, garantendo così uno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Di recente abbiamo diffuso nelle aziende sanitarie un invito alla raccolta di plasma che è possibile anche per chi non può donare il sangue per intero; questo perché molti di quelli che facevano la plasmaferesi ed erano idonei, sono stati reindirizzati alla donazione di sangue completa a causa dell’assenza di sacche”.

L’Amministrazione Comunale di Todi manifesta grave preoccupazione sul futuro del nostro Ospedale di Pantalla.

Da alcuni giorni, infatti, si susseguono voci che danno per imminente la chiusura del laboratorio Analisi.
Ma non solo.
Apprendiamo, dagli organi di stampa, di eventuali iniziative volte al depauperamento del reparto di cardiologia, della probabile chiusura del Reparto di Ostetricia e del trasferimento di alte professionalità mediche verso altri nosocomi regionali.
Al di là del merito di ogni singola operazione, appare evidente come non si possa continuare a decidere della organizzazione sanitaria della nostra Regione, senza il coordinamento con le amministrazioni locali, senza un confronto sulle esigenze dei territori e, per di più, senza un quadro di riferimento complessivo che possa dare il senso di una pianificazione lungimirante ed attenta ai problemi degli utenti.
Siamo sicuri che la Regione non voglia sacrificare le sacrosante esigenze di tutela della salute pubblica davanti all’arido altare di questo o quel risparmio, con il rischio, che si palesa ogni giorno più evidente, che una struttura, come l’ospedale della Media Valle del Tevere, pagata solo pochi anni fa cinquanta milioni di euro di soldi pubblici, possa diventare una cattedrale nel deserto.
La nostra città ha già subito un danno enorme dalla scelta di chiudere l’Ospedale all’interno del centro storico e non merita di perdere ulteriori servizi essenziali per centinaia di famiglie.
La Amministrazione comunale vigilerà affinché ai cittadini tuderti continui ad essere garantita la possibilità di poter fruire dei servizi nell’ospedale cittadino, scongiurando il rischio della perdita di un punto nascita di altissima qualità, della chiusura di servizi essenziali di analisi e di diagnostica, con il rischio dell’ulteriore allungarsi delle liste di attesa.
Siamo certi che la nostra Presidente stia lavorando affinché la sua città non possa subire delle scelte che vadano a detrimento delle esigenze dei tuderti.
Confidiamo in lei, quindi, affinché la Presidente Marini e l’Assessore Regionale Barberini si impegnino a chiarire quale futuro si preveda per il nostro Ospedale, per il bene dei nostri concittadini.
Nelle prossime settimane, in tal senso, chiederemo un incontro con la amministrazione regionale, che possa rassicurare i nostri concittadini.