C’è ancora un futuro per il Todi Festival?

Riprendiamo da Città Viva un interessante articolo di Angelo Pianegiani

Triste il destino toccato in sorte negli ultimi anni al Todi Festival. Tanto osannato dagli attuali amministratori comunali quanto criticato dalle forze politiche di
opposizione (ma non solo da queste). Una polemica alimentata soprattutto dalla diffusa convinzione che la manifestazione non sia più in grado di stimolare
adeguatamente la crescita dei flussi turistici come nel passato, anche a causa di una perdita di spessore culturale che ha determinato una minore capacità di attrazione e di coinvolgimento nei confronti sia della cittadinanza sia dei visitatori provenienti da
altre località. In effetti c’è stato un tempo in cui questo evento aveva coagulato intorno a sé un consenso unanime: è stata quella l’età dell’oro del Festival. Ma come tutte le stagioni felici, che non durano per sempre, anche l’età dell’oro del Todi Festival è finita da tempo. Ciò che resta è un Festival zombi, passato dal
coinvolgimento al disinteresse dell’opinione pubblica, rattrappito su sé stesso, ormai
privo di fascino, cioè di quella componente che per un festival è tutto o quasi. Un
aspetto, quest’ultimo, efficacemente focalizzato dal direttore di questa rivista: “Che
cos’è un’aria da Festival? È quella che qualcuno citava, notandone l’assenza, in un
giorno qualunque della passata edizione: un’atmosfera continua, palpabile, che non
dovrebbe spuntar fuori nei piccoli affollamenti dell’ultim’ora davanti ai teatri, ma
avvertirsi più o meno sempre. Beh, è vero, non c’era. Ma perché, l’anno scorso
c’era? E gli anni passati? Meglio: l’ha mai avuta, quest’aria, il Todi Festival? Sì, un
tempo l’ha avuta, ma un tempo lontanissimo, alle origini» (Todi Festival 2023, pag.6-
8, CittàViva n.5/2023).
Il prossimo anno scade l’accordo fra il Comune e Gioform per l’organizzazione del
Todi Festival
Proporre oggi dubbi e perplessità non vuol dire che si voglia alimentare una pura e
semplice polemica. L’obiettivo, ben più importante, è quello di porre all’attenzione
della pubblica opinione il fatto che il prossimo anno rappresenta uno snodo
fondamentale per il futuro del Todi Festival. Infatti, con la delibera n° 20 del
27/01/2022 la Giunta comunale si è impegnata a confermare fino al 2024 la società di
Guarducci Gioform Srl come organizzatrice del Todi Festival, garantendone anche il
relativo sostegno economico. Ciò significa che alla fine dell’anno prossimo si dovrà
decidere il destino dell’evento che per un periodo lunghissimo (38 anni) ha
contrassegnato la vita culturale e la politica turistica della città. Si tratta di prendere
una decisione senza dubbio rilevante e delicata. Una decisione che, proprio per
questo, deve essere accompagnata da una riflessione, per quanto possibile
approfondita, che tenga conto dei vari fattori in gioco.

I costi del Todi Festival e il ruolo dei finanziamenti pubblici
Uno dei fattori da prendere in esame è quello del costo della manifestazione. A tal
fine è stata elaborata la Tabella n.1 (Costi del Todi Festival e importo dei contributi
pubblici) che riporta i dati economici relativi al periodo 2016-2022, cioè a partire dal
primo anno della gestione Guarducci, sulla base delle informazioni tratte dalle
delibere della Giunta comunale. Come è noto il Festival è organizzato da una società
privata, ma in larga parte finanziato dagli Enti pubblici, fra i quali svolge un ruolo
fondamentale il Comune che, di fatto, garantisce il pareggio economico della

manifestazione. Infatti, il contributo del Comune è erogato in due tranches: un
anticipo iniziale cui segue il saldo finale quantificato nella misura necessaria per
ottenere la copertura di tutte le spese (cosicché, di fatto, il rischio d’impresa ricade
sul Comune come pagatore di ultima istanza).

I dati riportati nella tabella possono essere così sintetizzati:

* nel settennio 2016-2022 le spese sostenute per l’organizzazione del Festival sono ammontate complessivamente a 1,711 milioni di euro;

* le spese sono state coperte per il 71% da contributi pubblici (prevalentemente comunali, in misura molto minore regionali e, marginalmente, da Etab);

* nel settennio i contributi erogati da Enti pubblici hanno raggiunto la somma di 1,221 milioni di euro (di cui ben 993 mila derivanti dal bilancio comunale);

* i ricavi da sponsor e da biglietteria riescono a coprire appena il 29% delle spese (quelli da biglietteria oscillano intorno ai 20/30 mila euro, tenuto conto anche della diffusa distribuzione di biglietti gratuiti);

* il costo medio di ciascuna edizione del Todi Festival è stato di circa 244 mila euro (un importo che sicuramente non consente di organizzare iniziative di livello adeguato!).

Gli oneri sostenuti dal Comune

In realtà i contributi economici versati dal Comune (come abbiamo visto, pari a 993 mila euro) non sono l’unico onere sostenuto dall’amministrazione locale a favore del Festival. Infatti, ad essi devono essere aggiunti i costi indiretti (da noi non quantificabili) “derivanti dall’impegno di collaborazione per la realizzazione dell’evento con la messa a disposizione degli spazi di proprietà dell’Ente stesso, secondo le effettive esigenze, con le attrezzature e supporti tecnici presenti negli stessi” (così come riportato nelle delibere di Giunta). Oltre a ciò, il Comune si è accollato ogni anno anche i costi connessi all’allestimento della mostra di arte contemporanea, con relativo catalogo, in cui vengono esposte le opere degli artisti che hanno realizzato il manifesto del Festival (allestimento affidato negli ultimi due anni alla Fondazione Pepper). Complessivamente i costi sostenuti direttamente dal Comune per le mostre ammontano a 200 mila euro, che aggiunti all’importo dei contributi determinano un onere totale a carico dell’Ente di 1,193 milioni.

Il ruolo della Fondazione Progetti Beverly Pepper

A questo punto è necessario chiarire il ruolo della Fondazione Pepper che, a partire dal 2021, ha assunto il ruolo ufficiale di partnership del Todi Festival, con il quale si è mossa in piena sinergia. La collaborazione della Fondazione è consistita nell’allestimento di una mostra alla Sala delle Pietre e nella esposizione delle sculture monumentali di Pomodoro (2021) e di Plessi (nel 2022), anche autori del manifesto del Festival. Due iniziative i cui costi a carico del Comune sono stati rispettivamente di 75 mila euro nel 2021 e di 70,5 mila euro nel 2022.

L’impatto del Todi Festival sulla città

Sin qui abbiamo parlato dei costi del Todi Festival. È quindi giunto il momento di analizzarne i benefici apportati. Ogni investimento ha un senso se ha una sua resa, cioè se produce gli effetti desiderati, altrimenti, in caso contrario, sono soldi gettati al vento. Ma quali sono gli effetti sperati di un evento culturale? In linea generale gli effetti positivi possono essere così classificati:

Effetti economici

Un evento non rappresenta solo un’occasione di spettacolo e di intrattenimento per il pubblico ma è anche uno strumento per generare ricadute economiche attraverso la spesa attivata dai visitatori e dallo staff organizzativo. Spese che non riguardano solamente i principali comparti della filiera turistica (ricettività, ristorazione) ma si ripercuotono anche su imprese di altri settori economici (enogastronomia, artigianato, espressioni artistiche locali, ecc.). è evidente che l’ammontare della spesa attivata è in funzione del numero dei visitatori. Purtroppo, il Todi Festival ultimamente non sembra attirare frotte di persone provenienti da altre località, se si esclude il caso dello spettacolo finale. Quindi si può presumere che gli effetti economici siano piuttosto modesti.    

Effetti sulla crescita dei flussi turistici

Un altro aspetto rilevante per valutare l’impatto di un evento riguarda la crescita dei flussi turistici che l’iniziativa è in grado di stimolare. L’aumento degli arrivi e delle presenze nelle strutture ricettive è strettamente legato alla capacità dell’evento di attrarre visitatori da fuori regione che soggiornano in loco e che magari approfittano della manifestazione per fermarsi qualche giorno per scoprire il territorio. Chi, negli ultimi anni, ha visto turisti di questo tipo durante il Festival è pregato di alzare la mano.

Effetto di immagine

Fra gli obiettivi di ogni avvenimento culturale c’è anche quello di favorire la visibilità del territorio su scala potenzialmente nazionale, aumentandone la notorietà e contribuendo positivamente alla sua immagine. Ma nel caso di un medio evento, come è il Todi Festival, la copertura mediatica è più ristretta, limitandosi quasi esclusivamente alla dimensione regionale e locale. Infatti, come è stato dimostrato in un precedente articolo (La monumentale rassegna stampa del Todi Festival 2019, pagine 8-9, CittàViva n.6/2019), le 900 pagine della rassegna stampa festivaliera erano caratterizzate dalla presenza preponderante dei siti web (che, peraltro, si sono limitati a rilanciare i comunicati ufficiali della manifestazione) con elevata frequenza di quelli umbri e da un’incidenza ridotta dei quotidiani, con netta prevalenza di quelli locali. Non a caso l’articolo citato si concludeva con queste parole: «Todi appare illuminata non dai riflettori dei grandi media nazionali ma dalla flebile luce di una moltitudine di candeline».

Quale futuro senza il Todi Festival?

Siamo quindi arrivati al quesito finale. Ha senso continuare con “questo” Todi Festival? Il gioco vale la candela? È ragionevole mettere in piedi la struttura di un festival (che comunque ha i suoi costi) il cui spettacolo clou è il concerto finale, cioè la presenza di un cantante scelto fra i tanti che in estate sono in giro per lo stivale e i cui manager aspettano solo di essere contattati per fissare un’ulteriore tappa del tour del loro artista? Ma di fronte al quesito scatta immediatamente la “sindrome dell’orror vacui”: se il Todi Festival non c’è più, che cosa facciamo?

In verità le opzioni possibili sono diverse:

 * è sempre possibile riesumare il vecchio brand del “settembre todino” (o qualcosa di simile) quale contenitore intorno al quale creare una specifica identità comunicativa, al cui interno programmare una pluralità di iniziative fra loro coordinate per coprire un arco di tempo che vada alla Festa della Consolazione alla Disfida di San Fortunato;  

 * il risparmio di risorse potrebbe consentire di finanziare interventi per restituire dignità e decoro alle tante vie cittadine attualmente abbandonate al loro riprovevole e inqualificabile squallore, nella convinzione che una città che “si presenta bene” agli occhi dei turisti è lo strumento più efficace per promuovere la propria immagine;

 * non ultimo, si creerebbero le condizioni finanziarie per incentivare lo sviluppo di attività economiche nel centro storico (e non solo).

Partito Democratico ” DOPO IL FALLIMENTO DI RUGGIANO UN NUOVO CAMPO PROGRESSISTA E CIVICO PER TODI”

I risultati delle elezioni amministrative del 3 e del 4 ottobre ci consegnano alcuni dati importanti, sia a livello nazionale che a livello regionale, che meritano un’analisi approfondita.

La netta affermazione del centrosinistra allargato nelle maggiori città italiane testimonia che siamo all’inizio di un percorso che può rivelarsi fruttuoso e vincente. Bando ai trionfalismi, ma non si può non evidenziare come l’idea di Enrico Letta di riorganizzare un nuovo campo, aperto e plurale, con il Partito Democratico come baricentro e con candidature forti ed autorevoli, sia stata premiata dagli elettori. Il Partito Democratico – vedasi, ad esempio, l’analisi dei flussi elettorali di YouTrend – è riuscito pure a rompere il confinamento nelle ZTL degli ultimi anni, recuperando consensi in “periferia” e riacquistando timidamente il radicamento sociale che spetta ad una forza progressista e di sinistra.

La strada da percorrere è ancora molto lunga, ma il fatto che la pandemia abbia stravolto schemi consolidati e che le forze conservatrici non siano in grado di dare risposte ai nuovi bisogni sorti dopo il rivolgimento che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo è sotto gli occhi di tutti. Dall’emergenza pandemica, infatti, si esce da sinistra, cioè rinsaldando i legami di solidarietà, dando nuovamente centralità ai beni pubblici come la sanità e l’istruzione, difendendo il lavoro (nuovo sistema di ammortizzatori sociali, contrasto della precarietà ed investimenti sulla sicurezza nei posti di lavoro) e prendendo di petto la questione della transizione ecologica. Le parole d’ordine feroci della destra che spara a palle incatenate contro l’immigrato, il green-pass e la dittatura sanitaria, lisciando così il pelo ad una minoranza (per quanto rumorosa, fracassona e, purtroppo, violenta) dell’elettorato, sembrano davvero fuori tempo massimo.

Per venire al contesto umbro, non si può non intercettare il forte segnale di arretramento della destra che, speriamo, i ballottaggi certificheranno con ancora più forza. Il centrosinistra vince al primo turno ad Assisi con Stefania Proietti, è avanti a Spoleto con Andrea Sisti e si spartisce il secondo turno a Città di Castello. È uscito dall’isolamento degli ultimi anni e riesce ad essere fortemente competitivo con progetti di governo allargati al civismo seri e credibili Il campo progressista, col Pd come perno, è lo schieramento con la classe dirigente locale più preparata nel governare le città. È una classe dirigente politica autentica, riformista, competente, capace di unire e non inventata sui social.

Volgendo lo sguardo al 2022, anche a Todi va necessariamente messa in campo un’alternativa amministrativa retta da un nuovo campo che tenga insieme le forze progressiste di centrosinistra, il Movimento Cinque Stelle, il centro moderato ed il civismo. Non un’ammucchiata tanto per, ma un’alleanza progressista e civica che sappia far uscire Todi dall’isolamento in cui la destra l’ha fatta piombare negli ultimi anni, cementata da un progetto comune di lungo periodo per la nostra città e che torni ad occuparsi delle cose serie senza il paternalismo degli hashtag che abbia visto questi anni.

Todi ha bisogno di concretezza, di visione, di competenza, di legami (sia nazionali che europei) e, soprattutto, non di uomini soli al comando, ma di una squadra attrezzata e di una classe dirigente vera. Una classe dirigente prossima alle persone, che studi i dossier e sappia prendersi cura dei cittadini senza riempirli ogni tre per due della solita retorica edonistica ben rappresentata dallo slogan “la vita è bella”.

I risultati di un’amministrazione composta da persone ossessionate dall’effimero, dal superfluo e dai selfie mentre la realtà parla di una città in forte crisi sono tutto gli occhi di tutti. È ora di cambiare!

P.S. Prendiamo atto che anche CasaPound (perché Todi Tricolore, nonostante il lifting, sempre quello è) censura lo stile poco sobrio e basato sui selfie di alcuni componenti della giunta Ruggiano. Peccato essersene accorti solo ora per cercare di esercitare un’egemonia su alcuni frangenti della destra cittadina: noi lo diciamo da più di quattro anni!

LA FIGURA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI NELLE COSTITUZIONI DEL REGNO E DELLA REPUBBLICA

Le ultime elezioni politiche del 25 settembre 2022 sono state vinte dalla coalizione di centro-destra con circa il 44% dei voti e con un notevole incremento dei voti raccolti dal partito di Fratelli d’Italia che dal 4% circa delle precedenti elezioni del marzo ’18 è riuscito ad arrivare a circa il 26%, a fronte peraltro di un calo di voti della LSP di circa il 9% e di FI di circa il 6%. Nel programma elettorale unitario di quello schieramento uno dei punti principali era l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il nuovo Governo Meloni di destra-centro (FdI, LSP, FI, NM (IaC, RI), insediatosi il 22 ottobre ’22, ha invece presentato al Senato della Repubblica  a metà novembre ’23 il disegno di legge  costituzionale n. 935 d’iniziativa governativa e a firma proprio del Presidente del Consiglio dei ministri G. Meloni e del Ministro senza portafoglio per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa M.E. Alberti Casellati recante “Modifiche agli articoli 59, 88, 92 e 94 della Costituzione per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, il rafforzamento della stabilità del Governo e l’abolizione della nomina dei senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica”.  Questo clamoroso cambio di rotta, ad avvenuta espressione del voto popolare,  rende utile un approfondimento sulla figura e carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.

In Italia il titolo di Presidente del Consiglio dei ministri era già  utilizzato, anche se solo per prassi, durante  la vigenza dello Statuto Albertino concesso ai sudditi dal Re  di Sardegna (Carlo Alberto  della dinastia di Savoia) per sua volontà il 4 marzo 1848. Con la concessione dello Statuto, che fu la prima costituzione del Regno di Sardegna comprendente anche la Savoia, il Nizzardo, la Liguria e il Piemonte (1720-1861- costituzione ottriata, dal francese octroyée, ossia di regia concessione), il Re aveva così’rinunciato ad essere un  sovrano assoluto. Restava comunque fermo che (artt. 2 e 3 Statuto) “Lo Stato é retto da un Governo Monarchico Rappresentativo“, che” Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re  e da due Camere: il Senato e quella dei Deputati” e che (art. 65) ” Il Re nomina e revoca  i suoi Ministri” in quanto anche nella nuova monarchia costituzionale,caratterizzata dall’accoglimento dei principi liberali,al Re (almeno agli inizi) continuavano a spettare il potere esecutivo e il ruolo di capo del Governo. Nel Regno d’Italia nato nel 1861, dopo il Risorgimento, come Stato unitario sul modello della Francia napoleonica e con le istituzioni comunali e provinciali regolate dalla legge, non è sancita la figura del Presidente del Consiglio fino al c.d. decennio Depetris, esponente moderato a capo della Sinistra storica, alla guida del primo governo della storia d’Italia costituito da soli politici di sinistra e che varò anche la riforma scolastica con l’istruzione elementare obbligatoria laica e gratuita per i bambini da 6 a 9 anni.  

Nell’agosto 1876 infatti fu emanato il Regio decreto n. 3289, che determinava gli oggetti da sottoporre a deliberazione del Consiglio dei ministri e in tale decreto si legge “sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro delle Finanze, Abbiamo decretato e decretiamo..…”.  In seguito con il R.d. n. 466 del 14 novembre 1901 (Re d’Italia Vittorio Emanuele III e Governo Zanardelli appartenente anch’esso alla sinistra storica e autore, come Ministro di grazia e giustizia nel governo Crispi I, del nuovo e avanzato Codice penale del 1890 che tra l’altro abolì la pena di morte e rimase  in vigore fino al 1930),  agli articoli 3 e seguenti  sono stati definiti anche i poteri  e le funzionidel Presidente del Consiglio dei ministri.

Lo Statuto del Regno, quale legge fondamentale perpetua e irrevocabile della Monarchia, restò appunto in vigore anche dopo l’Unità d’Italia proclamata con la legge 17 marzo 1861, n. 4671, articolo unico,  che recitava ” Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolodiRe d’Italia” appena dopo l’inaugurazione,  il 18 febbraio 1861, del primo Parlamento italiano (quello del Regno d’Italia) con sede a Torino fino al 1865, poi a Firenze fino al 1871 e infine a Roma.  Lo Statuto Albertino, che non prevedeva alcun procedimento né per la sua modifica né per verificare la conformità delle leggi allo Statuto, restò in vigore per tutta l’esistenza delRegno d’Italia come Carta costituzionale dello stesso. Con le leggi eccezionali, c.d.  “fascistissime”, degli anni 1925 e 1926 che alteravano la struttura  e gli equilibri dell’ordinamento statutario e in mancanza nello stesso Statuto di ogni forma di controllo sulla costituzionalità delle leggi,  avvenne la svolta autoritaria dell’ordinamento giuridico del Regno che portò al regime dittatoriale fascista instaurato dall’allora Presidente del Consiglio B. Mussolini e che aveva tra i suoi postulati l’autoritarismo, il partito unico e il nazionalismo bellicista con il definitivo  arretramento del potere legislativo e della sovranità del legislatore, preminente secondo la tradizione liberale e anche suprema guarentigia del sistema parlamentare, in favore invece del potere esecutivo dello Stato fascista. Con la legge n. 2263 del dicembre 1925,all’art. 1, venne infatti disposto che” il potere esecutivo è esercitato dal Re per mezzo del suo Governo, che  il Governo del Re è costituito dal Primo Ministro Segretario di Stato e dai Ministri Segretari di Stato e che il Primo Ministro è Capo del Governo “. Il titolo di Presidente del Consiglio dei ministri venne quindi cancellato e sostituito, nel ventennio della dittatura fascista, con quello di Primo ministro proprio per accentuare la  posizione di supremazia  della carica allo stesso riservata. Tale termine viene dal francese “premier ministre” o in forma abbreviata “premier” e la sua adozione da luogo al c.d.  “premierato”come variante della forma di governo parlamentare con la caratteristica dell’indicazione del capo del Governo (Premier o Primo ministro) da parte dell’elettorato oppure di un ruolo comunque rafforzato dello stesso nei confronti del Parlamento. Lo Statuto del Regno d’Italia restò in vigore fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 sulla forma di governo tra Monarchia e Repubblica tenutosiinsieme all’elezione dell’Assemblea costituente, in cui per la prima volta votarono pure le donne.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stataredatta da una Commissione per la Costituzione di  75 membri, presieduta da M. Ruini e nominata al proprio interno dall’Assemblea costituente. La Commissione ha predisposto il progetto della nuova Costituzione e lo ha approvato e presentato nel febbraio ’47 all’Assemblea costituente (Presidente U. Terracini) la quale, dopo un lungo e approfondito esame e un confronto e dibattito anche vivace in aula,  il 22 dicembre ’47 è arrivata ad approvare il testo finale della nuova Costituzione che è stata poi promulgata dal Capo provvisorio dello Stato E. De Nicola il 27 dicembre ’47. La Costituzione italiana è entrata in vigore il 1° gennaio 1948  (Governo De Gasperi IV di Centrismo (DC-PSLI-PLI-PRI) che aveva presieduto anche l’ultimo Governo del Regno d’Italia (De Gasperi I, nominato da Umberto II di Savoia) dal dicembre ’45 al luglio ’46 e i due governi del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) dal luglio ’46 al giugno ’47. La Costituzione della Repubblica, cento anni dopo la concessione dello Statuto Albertino,  nella Parte II(Ordinamento della Repubblica), Titolo III (Il Governo), all’art. 92, primo comma,  afferma che  “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio  e dei ministri, che  costituiscono insieme il Consiglio dei ministri” e cioè l’organo collegiale di governo della nostra Repubblica democratica (art. 1). Il Presidente del Consiglio è nominato (art. 92, secondo comma, Cost.)dal Presidente della Repubblica dopo le consultazioni con i Presidenti dei due rami del Parlamento e con le delegazioni dei partiti politici (Segretari di partito e Capigruppo parlamentari) mentre i singoli ministri sono nominati su proposta del Presidente del Consiglio. I costituenti nello scegliere il tipo di  organizzazione dei poteri, tra i due modelli di Governo presidenziale (USA) e di Governo parlamentare (di tradizione Europea) in cui il potere esecutivo spetta ad un Governo o eletto dal Parlamento o nominato dal Capo dello Stato ma che deve avere la fiducia del Parlamento (ed anzi i cui membri per molto tempo sono stati quasi esclusivamente membri del Parlamento), optarono per il sistema parlamentare in cui il Governo è espressione della maggioranza parlamentare, pur consapevoli che questo poteva comportare i rischi dell’instabilità governativa a causa delle variabili maggioranze nel Parlamento stesso. Per superare tali rischi introdussero correzioni volte ad evitare eventuali degenerazioni del parlamentarismo stabilendo (art. 94) che il Governo, dopo la sua formazione, deve ottenere anche il voto di fiducia in ambedue le Camere (e quindi dipende dalla fiducia della maggioranza) su mozione motivata e votata per appello nominale per evitare le c.d. manovre sottobanco e ha diritto di restare in carica fino a quando non sia costretto alle dimissioni da un voto di sfiducia motivato su mozione presentata almeno da un decimo dei parlamentari e messa ai voti non prima di tre giorni per evitare i c.d. colpi di mano. Si tratta dei fattori di controllo e di contrappeso (i checks and balances) del nostro sistema costituzionale.

E’ bene anche ricordare che la nuova Carta costituzionale, nell’organizzazione della democrazia con il sistema rappresentativo, non ha concentrato il potere né nell’Assemblea dei rappresentanti del popolo (anzi della Nazione e senza vincolo di mandato -art. 67) né nel Governo espresso dalla maggioranza, ma piuttosto ha predisposto dei congegni di suddivisione e articolazione dei poteri come le due Camere, un Presidente della Repubblica con il ruolo non di governo e decisione politica ma di stabilizzatore e di garante di tutti, un potere giudiziario indipendente, una Corte costituzionale abilitata ad annullare anche gli atti del Parlamento e una considerevole articolazione regionale del potere politico, legislativo e amministrativo. Il Presidente della Repubblica ai sensi degli articoli 83 e seguenti Cost. viene eletto, a scrutino segreto e per sette anni, dal Parlamento in seduta comune dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e di tre delegati per ogni Regione, tranne la Valle d’Aosta con un solo delegato. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato,rappresenta l’unità nazionale e, tra l’altro, ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio superiore della magistratura e può sciogliere le Camere, sentiti i loro Presidenti, o anche una sola delle stesse, ma non negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che coincidano anche in parte con quelli di fine legislatura, tutti poteri  che appunto non comportano decisioni politiche di merito.

Il Presidente del Consiglio per formulare la proposta di nomina dei ministri tiene conto necessariamente delle indicazioni dei partiti politici che formeranno la maggioranza, salvo l’eccezione dei governi che non sono espressione di una coalizione di partiti già costituita in sede di elezioni politiche (es. governi tecnici L. Dini nel ’95 e M. Monti nell’11). Già la procedura di nomina dei ministri mette la figura del Presidente del Consiglio dei ministri su un piano diverso dagli altri componenti dell’organo collegiale e anche per questo la vecchia teoria del “primus inter pares“(“primo fra gli uguali”) delle Monarchie assolute, dove era appunto il principale ministro del Monarca, appare da tempo non più valida. Infatti già nella Costituzione vigente la figura del Presidente del Consiglio risulta in posizione superiore rispetto agli altri membri del Consiglio sia per il citato potere di proposta di nomina dei ministri che per la sua funzione, in base all’art. 95, primo comma, Cost., di direzione della politica generale del Governo e connessa responsabilità e perché gli compete anche di mantenere l’unità di indirizzo politico ed amministrativo promuovendo e coordinando l’attività dei ministri. Pertanto il Presidente del Consiglio arriva, già solo così, a costituire il centro propulsore dell’azione di governo  e il suo timoniere.

Fine parte prima

Li  19 febbraio 2024

Dott. Alfonso Gentili, già Segretario Generale del Comune di Todi

Italia Viva sulla Sanità nella Media Valle Tevere

La Regione Umbria governata dalla Tesei, mirabile rappresentante della destra di Salvini e Meloni con delibera del 28 dicembre 2023 ha dato inizio alla riorganizzazione e ottimizzazione del Servizio Sanitario Ospedaliero e di quello Territoriale.

In poche parole si sta dando corpo a quel generico Piano Sanitario Regionale 2022 -2026: “ Umbria – La Salute al Centro “.

Un piano che prometteva – con l’utilizzo delle rilevanti risorse provenienti dal Next generation Eu parte delle quali destinate al PNRR Missione 6 “Salute”- equità nell’accesso ai servizi su tutto il territorio regionale, semplificazione nell’ammissione alle prestazioni ospedaliere, sicurezza nell’erogazione delle cure.

Un piano che noi di Italia Viva ed i cittadini della MVT con noi consideriamo ambiguo e dannoso perché lascia intuire un sostanziale impoverimento dell’assistenza ospedaliera nel territorio.

La conferma della penalizzazione, la troviamo nella riconsiderazione dei presidi sanitari ospedalieri dove quello di Pantalla, originato nel 2012 dalla chiusura degli Ospedali di Todi e di Marsciano, unico Ospedale della Media Valle Tevere e dell’intero territorio che va da Ponte San Giovanni a Terni, con una densità abitativa pari a tante altre zone simili, viene definito o, se volete, confermato Ospedale di Base, diversamente da quanto deliberato per le altre realtà territoriali che, in deroga agli indicatori fissati per legge, sono state  riconosciute Dipartimenti di Emergenza-urgenza ed Accettazione di 1° livello.

Stiamo parlando di un moderno complesso ospedaliero autonomo, nato con una dotazione di 120 posti letto (102 + 18 per dialisi ), 5 sale operatorie, 1 TAC, 1 Risonanza magnetica, 3 Radiografi, 1 Ortopanto 1 Mammografo 3 Sale ecografiche, 2 Sale endoscopiche, 17 poliambulatori, RM cardiaca, MOC, etc.. oltre alla presenza di un valido personale medico e paramedico specializzato, che verrebbe ad essere funzionalmente integrato con l’Azienda Ospedaliera di Perugia, DEA di 2° livello.

Naturalmente I sindaci di destra Mele e Ruggiano che sono al governo delle città numericamente più rappresentative dell’area, dopo un lungo sconcertante silenzio, difendono il provvedimento regionale di riordino del servizio ospedaliero definendolo vantaggioso per l’intera comunità della Media Valle Tevere.

Parlano di integrazione funzionale e sinergica con l’Azienda Ospedaliera di Perugia, di un nuovo dinamismo e di continua operosità grazie all’intervento di èquipe di Perugia che si sposterebbero a Pantalla per gli interventi, rendendo così più produttivo il blocco operatorio presente in Ospedale.

Italia Viva, non può e non vuole credere alle promesse di amministratori che hanno ampiamente dimostrato di essere incapaci di mantenere la parola data, basti pensare a quelle prese in giro relative alla terapia intensiva o a quella riguardante l’attivazione di un centro per la procreazione assistita.

Ci opponiamo quindi a questo progetto e chiediamo per Pantalla, l’immediata revisione della classificazione da Ospedale di Base a DEA 1.

Nel 2020, a seguito delle esigenze organizzative della Regione legate alla gestione dell’emergenza COVID-19 ed al conseguente utilizzo dell’Ospedale di Pantalla, a fronte del venir meno delle funzioni proprie di quel presidio ospedaliero, era stato promesso alla comunità della Media Valle Tevere l’immediato inserimento nel citato programma d’integrazione con Perugia.

Quindi, a pensar bene, per noi della Media Valle Tevere non c’è niente di nuovo in questo riordino: la cosiddetta integrazione è in atto da tempo e come ampiamente dimostrato con gli estenuanti viaggi dei pazienti e dei loro familiari nei più diversi e lontani ospedali della regione, non funziona e non potrà mai funzionare per svariati motivi.

Italia Viva insiste nel chiedere l’assegnazione di DEA 1 perché l’ Ospedale della Media Valle Tevere è un presidio dotato di attrezzature e tecnologie avanzate che  consentirebbero tra l’altro lo svolgimento di funzioni di HUB tecnologico di telemedicina al fine di migliorare il lavoro dei medici di medicina generale e facilitare l’assistenza domiciliare dei pazienti cronici. Si potrà così garantire una reale autonomia ed una specifica missione  per questo presidio.   

Al momento a Pantalla i settori attivi previsti sono: Medicina generale, Chirurgia generale programmata, ortopedia e traumatologia, ostetricia e ginecologia (con soli 4 posti letto)e la riabilitazione ortopedica. Il punto nascita è stato definitivamente eliminato, così confermando la grave marginalizzazione dell’assistenza sanitaria nella MVT.

Ci chiediamo: potrà essere garantito un vero Pronto Soccorso con medici h24, cioè fare in modo che nella struttura sia sempre presente quel personale medico e paramedico formato per le urgenze mentre un’altra equipe è impegnata con l’ambulanza per una emergenza?

Saranno assicurate tutte le necessità diagnostiche e terapeutiche di base?

A che punto siamo con la realizzazione degli obiettivi previsti con il PNRR, con la creazione di strutture e presidi territoriali come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità di Marsciano e di Todi, etc… ?

A che punto siamo con l’incremento del personale infermieristico dedicato all’assistenza domiciliare, intervento che risulterebbe già  finanziato con fondi del PNRR?

Il problema Liste di attesa come intendiamo contrastarlo, ricorrendo a convenzioni con la sanità privata?

Lo chiediamo perché sembrerebbe che siamo in netto ritardo su tutto.

Nei dibattiti sin qui tenuti con le competenti autorità politiche e tecniche, compreso quello più recente di Marsciano con l’Assessore Coletto, abbiamo notato la solita scarsa attenzione alle osservazioni ed alle richieste avanzate, abitudine questa che, con rammarico, notiamo essere usuale.

L’ Umbria non molto tempo fa era una delle regioni più accreditate come modello di sanità pubblica per qualità ed autonomia ospedaliera, adeguata copertura del territorio e tempi di risposta accettabile alla domanda di salute dei cittadini compresi quelli della Media Valle Tevere.

Dopo la pandemia la Sanità in Umbria ha mostrato e continua a mostrare, senza ombra di dubbio, una realtà pesantemente cambiata, ma non si possono chiedere alle sole famiglie della MVT continui sacrifici anche economici (perché il tempo ha un prezzo) per accedere a prestazioni cliniche in strutture distanti fra a/r anche 180 Km. da casa.

Sappiamo che la Sanità è la grande malata, che vi è una forte carenza di medici, infermieri, tecnici di laboratori, fisiatri, etc….

Italia Viva ha chiesto al Governo di riaprire la linea di credito del MES sanitario, che metterebbe a disposizione 37 miliardi di euro per la nostra Sanità a condizioni convenienti.

Dal Governo Meloni nessun riscontro nemmeno dopo il campanello d’allarme fatto suonare dalle regioni per far fronte a situazioni di squilibrio di bilancio e neppure dopo l’astensione dal lavoro di tutto il personale sanitario medico e paramedico che protesta contro una manovra che sottrae ulteriori risorse al comparto.

Italia Viva, in questi giorni sta sostenendo la petizione del Coordinamento Comitati Ospedale MVT, una istanza che condividiamo ed invitiamo tutta la comunità a sottoscriverla per avere un’assistenza sanitaria sostenibile, uniforme, equa e vicina ai nostri bisogni.

                                                         Il Coordinamento di Italia Viva della MVT

Umbria Antica, tre giorni di grande storia a Todi

Dodici incontri di alta divulgazione dal 15 al 17 marzo con ospiti d’eccezione: Umberto Galimberti, Andrea Carandini, Costantino D’Orazio, Valentino Nizzo alcuni dei relatori.

Tre giornate dedicate alla storia antica a Todi, dal 15 al 17 marzo, con dodici incontri di alta divulgazione. L’Umbria Antica Festival torna per la sua terza edizione in collaborazione con il Comune di Todi. Lo fa cambiando nome, ma mantenendo lo stesso spirito di sempre: divulgare la Storia attraverso le lezioni dei più importanti studiosi del settore. Per tre giorni, archeologi e storici si riuniranno a Todi per raccontare le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma. 

Giovanni Brizzi, Andrea Carandini, Costantino d’Orazio, Valentino Nizzo, Marcella Frangipane, Livio Zerbini, Arnaldo Marcone, Nicola Mastronardi, Paolo Giulierini sono solo alcuni dei grandi ospiti che si alterneranno nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi. Non solo lezioni di storia, ma anche una speciale serata al Teatro Comunale con protagonista Umberto Galimberti e una Fiera del Libro in collaborazione con le principali case editrici di saggistica (Laterza, Il Mulino, Carocci). Inoltre, nel corso delle giornate, saranno organizzate speciali visite guidate alle Cisterne Romane e al Museo Civico, per valorizzare e far conoscere al pubblico il patrimonio archeologico tuderte.

Dopo aver affrontato i temi dell’Umbria come culla della civiltà italica (prima edizione – “Dove è nata la nostra storia”) e quello del rapporto tra umano e divino nella terra “mistica” per eccellenza (seconda edizione – “Uomini e dèi”), per la sua terza edizione il festival cambia nome. Non più Festival dell’Umbria antica, ma Umbria Antica Festival. “Non è un tocco di cipria ma una operazione culturale”, spiegano gli organizzatori: “dopo la nascita e il radicamento nel territorio, in questa terza edizione vogliamo che l’Umbria diventi la sede principale in Italia del racconto della storia antica, senza rinunciare alla valorizzazione del suo territorio e dei suoi tesori storici e archeologici. Todi è la cornice perfetta per realizzare questo ambizioso obiettivo”. 

“Abbiamo sposato il progetto valutandone la valenza culturale e scientifica e le possibili ricadute per Todi”, commenta il Sindaco Antonino Ruggiano. “Con questa iniziativa si va a qualificare e completare il cartellone dei grandi eventi con una proposta che è nel DNA della città, quello della storia appunto, con una declinazione divulgativa che siamo sicuri saprà intercettare il favore di un’ampia platea di appassionati”. Un progetto culturale e di marketing territoriale finalizzata a potenziare il turismo di qualità che già caratterizza la città.

“Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia” è il tema di quest’anno. Un battito lento e costante, ma mai fuori tempo pur parlando di epoche passate, perché l’umanità ha affrontato da sempre le stesse sfide universali: guerra e pace, progresso e declino, democrazia e tirannide, vita e morte, piacere e dovere. Questa è la sfida culturale che da tre anni porta avanti Umbria Antica: far conoscere l’immenso patrimonio storico e archeologico italiano, spesso considerato scontato, raccontandolo senza un atteggiamento cattedratico e snob per avvicinare un pubblico ampio ed eterogeneo. 

Il Festival vuol essere quindi uno spazio di riflessione e conoscenza, un angulus che possa sorridere agli appassionati, ai curiosi e a tutte le persone che vorranno prendersi del tempo e passeggiare – con la mente e col corpo – in questo cuore verde d’Italia che batte al ritmo della Storia.

RUGGIANO NELLA CONFERENZA DEI SINDACI DELL’AUSL UMBRIA 1, OVVERO LA VOLPE A GUARDIA DEL POLLAIO. 

Comunicato del PD di Todi

Apprendiamo della nomina del Sindaco Antonino Ruggiano a componente del Consiglio di Rappresentanza della Conferenza dei Sindaci dell’AUSL Umbria 1, organo “esecutivo” attraverso cui svolge le proprie funzioni la suddetta conferenza, strumento di rappresentanza dei Comuni per l’espressione delle esigenze sanitarie del territorio con funzioni di indirizzo e controllo sull’attività socio-sanitaria e di partecipazione alla programmazione. Cioè quelle funzioni che più volte abbiamo chiesto che il Sindaco di Todi esercitasse e che lui ha sempre dichiarato non gli competessero. Infatti in questi anni si è ben guardato dal rappresentare le istanze che venivano da cittadini, comitati, sindacati, partiti e rappresentanti istituzionali nelle sedi opportune, compresa la Conferenza dei Sindaci dell’AUSL Umbria 1. 

Viene in mente la famosa metafora della volpe a guardia del pollaio. Metafora avvalorata ancor più dal fatto che il prossimo tema che verrà sottoposto all’attenzione del Consiglio dei Sindaci riguarderà proprio la situazione degli ospedali territoriali e dei distretti sanitari, argomento che incide sulla carne viva delle persone e su cui il primo cittadino tuderte si è reso protagonista, dall’insorgere della pandemia, di un complice gioco di sponda con la Giunta Regionale presieduta da Donatella Tesei che ha letteralmente portato al massacro la sanità territoriale ed il presidio ospedaliero della Media Valle del Tevere. 

È incredibile come in questi anni Ruggiano, fedele scudiero di Tesei e Coletto (ci ricordiamo la campagna elettorale di poco meno di due anni fa in cui Ruggiano andava promettendo due posti letto di terapia intensiva a Pantalla insieme all’ineffabile assessore veneto?), pur dicendosi un non professionista della politica, abbia accumulato incarichi su incarichi e ricche prebende senza mai dedicarsi al bene comune della cittadinanza tuderte, lavorando scientemente in modo maldestro, anzi, in importanti organi amministrativi come l’AURI, a detrimento della propria comunità, lesa sotto due aspetti fondamentali: la salute e l’ambiente. 

La vita è bella; l’ennesima “poltrona” da occupare senza pensare alla propria comunità ancora di più. 

GRUPPO CONSILIARE PARTITO DEMOCRATICO TODI

UNITI… TUTTI INSIEME, senza distinzioni _ PER LA SALVEZZA DI UN BENE COMUNE IMPORTANTE, così come IL NOSTRO OSPEDALE e i suoi SERVIZI SANITARI FONDAMENTALI per i suoi cittadini … !!

Ancora in Piazza per difendere il nostro ospedale e la sanità pubblica. Questo è l’appello che i gruppi di opposizione del Comune di Todi lanciano ai tutti i cittadini tuderti, alle forze sociali, ai comitati in difesa dell’Ospedale della Media Valle del Tevere, ai Sindaci, agli amministratori del nostro comprensorio e agli operatori sanitari che hanno a cuore la salute dei cittadini.

Nel 1994 la Piazza di Todi si gremì di cittadini provenienti da tutte le sue frazioni per difendere l’ospedale e per garantire la sua massima funzionalità. A trent’anni di distanza da quella manifestazione storica, noi sentiamo il dovere di tornare a fare sentire la voce dei cittadini dal luogo simbolo della nostra città. Assistiamo da troppo tempo al lento e progressivo smantellamento del nostro Ospedale. Assistiamo e viviamo ogni giorno le difficoltà di tutti coloro che per curarsi sono costretti a fare centinaia di chilometri per raggiungere i presidi ospedalieri degli altri comuni. Assistiamo al depauperamento della struttura più moderna, più completa e più raggiungibile che sia stata costruita in Umbria. E assistiamo alle promesse disattese che la politica regionale e il governo cittadino ha sventolato da quando, con senso di responsabilità e sacrificio, la nostra comunità ha messo il proprio ospedale a disposizione dei cittadini Umbri durante la pandemia. È ora di dire basta e di chiamare a raccolta tutti coloro che ritengono il diritto alla salute e a una buona sanità, principi sacri e non negoziabili.

In questi giorni convocheremo un incontro invitando tutti coloro che vorranno contribuire all’organizzazione di questa fondamentale manifestazione, che, come trent’anni fa, dovrà unire tutta la città e il territorio per una battaglia che vale il futuro di ognuno di noi.

I gruppi consiliari

Todi Civica

PD

Per Todi

Sinistra per Todi

Civici X

NO ALLA CHIUSURA DELLE SCUOLE DI PIAN DI SAN MARTINO, ELEMENTARE PORTA FRATTA, NIDO DI SANTA MARIA!

Una domanda sorge spontanea: dove risiedono il Sindaco Ruggiano e l’Assessore Marta, considerando le decisioni prese riguardo alle Scuole del Comune di Todi?

A dicembre 2024, i plessi scolastici di Pian di Porto e Pian di San Martino verranno chiusi definitivamente e trasferiti nel nuovo plesso scolastico di Ponterio. Purtroppo, non è dato sapere la ragione di questa scelta, specialmente considerando che sulla Scuola di Pian di San Martino sono stati recentemente effettuati lavori di consolidamento e adeguamento sismico. Nell’ormai lontano 2018 Forza Italia e la maggioranza approvarono un piano scuole, pomposo nel titolo, ma molto semplice nella sostanza. Prevedeva un grosso investimento (oltre i 900.000 euro richiesti dalla giunta Rossini ed ottenuti) per la realizzazione di una nuova Scuola a Collevalenza, e un forte ampliamento della Scuola di Ponterio.  In funzione di questo piano scuole, Forza Italia prevedeva anche la riduzione delle sedi di scuola materna, senza considerare alcuna proiezione di quello che sarebbe stato l’andamento demografico dal 2018 in avanti. Ma si sa, il diavolo fa le pentole non i coperchi e oggi possiamo dire che le migliaia di euro spese dall’Assessore Marta per le notti bianche della “famiglia” sono solo uno specchietto per le allodole. A Todi sono vertiginosamente calate le nascite, i bambini che potrebbero frequentare nidi e materne sono diminuiti di quasi la metà in cinque anni, quelli tra 0 e 5 anni residenti a Todi nel 2017 erano 742, all’inizio del 2022 si erano ridotti a 470! Perché allora non preferire il potenziamento delle strutture già esistenti?

Finisce qui? Assolutamente no. Il Sindaco Ruggiano e l’Assessore Marta hanno stabilito nel loro piano scuole anche la chiusura della Scuola Elementare di Porta Fratta. Dove frequenteranno le elementari i bambini di Cappuccini, Porta Fratta, Ponte Naia? A Collevalenza? Una scelta fuori dal mondo che non tiene conto delle esigenze del territorio, ma soltanto del consenso elettorale.

Finisce qui? Assolutamente no. Il Sindaco Ruggiano e l’Assessore Marta hanno anche stabilito la chiusura dell’Asilo nido di Santa Maria e il suo trasferimento… a Ponte Rio? Considerando che proprio questo asilo negli ultimi anni ha registrato un aumento di iscrizioni del quasi il 100%, ci domandiamo, ovviamente retoricamente, perché? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e temiamo che il prossimo passo sarà anche il definitivo depotenziamento della scuola di S. Fortunato (ex Aosta), in centro storico, l’unica oggi appositamente attrezzata per ospitare nido, materna ed elementari a tempo pieno, assestando un altro colpo alla vivibilità del centro storico.

Sindaco Ruggiano e Assessore Marta, per il bene di tutti, fermatevi. Smettetela di spendere soldi in iniziative che tutto fanno tranne aiutare le famiglie e cominciate ad occuparvi come si deve delle esigenze vere di genitori e bambini!

PARTITO DEMOCRATICO TODI

Centro storico di Todi: i dati del varco elettronico

Le rilevazioni attestano l’accesso dalla Consolazione di oltre 1.500 veicoli al giorno

Attivazione sperimentale per l’elaborazione di un nuovo piano del traffico una volta terminati i lavori di rigenerazione urbana

Dal 1 gennaio è stato attivato il varco elettronico all’altezza del Tempio della Consolazione, principale ingresso al centro storico di Todi. Il sistema ha permesso di monitorare in modo puntuale e costante, ora per ora, gli accessi veicolari in città.
Dopo un mese di rilevazioni è possibile disporre ora di rapporto statisticamente significativo dal quale emerge che, dal lunedì al venerdì, entrano dal varco ogni giorno dai 1.500 ai 1.600 mezzi, con punte anche di 1.800 veicoli al giorno; al sabato la media scende a 1.250, mentre la domenica, con la ZTL attiva per l’intera giornata, a poco più di 800 transiti.

In pratica, considerando che il varco non rileva pressoché traffico tra le 23 e le 7 del mattino, siamo di fronte ad una media di oltre 100 automezzi l’ora dalle 7 del  mattino alle 19 della sera.

“In realtà – precisa il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano – la rilevazione elettronica è iniziata a dicembre, periodo che complici le festività natalizie si è ritenuto non potesse fare testo. Ora, alla luce dei dati di gennaio, siamo in grado di stimare tra le 500 mila e le 600 mila vetture e furgoni all’anno che salgono dalla Consolazione al centro storico”. Si tratta peraltro di numeri chenon tengono conto di quanti accedono a piazza del Popolo salendo da Santa Prassede e di coloro che fanno invece ricorso al parcheggio del Mercataccio e neppure dei maggiori flussi che si registrano durante la stagione turistica, da marzo a ottobre.

Cosa fare ora di questa rilevazione? “Innanzitutto – spiega il Sindaco – abbiamo dei dati oggettivi per riflettere e assumere delle determinazioni. Con la Polizia municipale stiamo ulteriormente affinando l’analisi dei dati, i riscontri sulle targhe autorizzate nelle ore di ZTL, il ricorso o meno ai parcheggi interni alla città, l’utilizzo nelle stesse ore delle aree di sosta all’esterno, sia quelle libere che a pagamento, così da avere una fotografia quanto più completa e reale da condividere e sulla quale ragionare”.

Oltre all’attivazione del varco elettronico, da diverse settimane gli uffici stanno mettendo insieme i diversi aspetti per addivenire ad un nuovo piano del traffico che dovrà tenere conto, in prospettiva, anche di quanto si sta facendo sul fronte della rigenerazione e della mobilità urbana ed anche delle rilevazioni in corso ad opera dei vigili urbani.

In crescita le presenze turistiche in Umbria, Todi al palo. La Fisascat chiede un tavolo con istituzioni e imprese.

Crescono le presenze turistiche in Umbria anche per il 2023 e, numeri alla mano, si attestano a ben
6.875.738. Si tratta di un dato in aumento di ben 559.843 unità rispetto al 2022 e di 794.091 rispetto
al 2018. Questi risultati non possono che far piacere, vista l’importanza del comparto turistico a
livello economico per il “brand Umbria”, ma non tutto il territorio regionale raggiunge le stesse
performance.
Dodici le aree – con grandezze diverse e specifiche peculiarità- in netta ascesa (Terni-Trasimeno-
Spoleto) e aree, come quella della città di Todi, che resta al palo. La città di Jacopone rappresenta
appena il 4% nel 2023 sul totale dei numeri. In termini assoluti le presenze turistiche nel tuderte
erano pari a 243.265 nel 2018 e sono state di 268.153 nel 2023 (+ 24.897 unità). Un risultato non
all’altezza delle aspettative.
Alcune riflessioni pertanto sorgono spontanee, perché il territorio tuderte non riesce a fare il salto
di qualità? E’ bene riconoscere che sono tante le iniziative che vengono promosse, l’esposizione
mediatica del tuderte probabilmente non ha mai avuto cosi tanta enfasi come nell’era attuale, ma
tutto ciò non ci permette di fare un significativo salto in avanti.
Quali sono le criticità del nostro territorio che devono essere affrontate per far si che il comparto
turistico possa effettivamente caratterizzarsi come uno dei principali volani della nostra economia?
Ad oggi, la ricchezza prodotta dal comparto non è riuscita ad apportare sostanziali modifiche sul
piano occupazionale, il settore infatti continua a caratterizzarsi per una occupazione stagionale e
“grigia” in cui i contratti part-time sono la prassi e la gran parte delle stesse attività che hanno come
core business il turismo non hanno sviluppi considerevoli.
“Come Fisascat Umbria- conclude Natili- riteniamo opportuno che si apra un dibattito tra gli
addetti ai lavori. Dibattito che possa entrare nel merito sulle criticità che “tarpano le ali” ad un
territorio ricco di potenzialità e che necessità di una regia al fine di realizzare quelle sinergie
funzionali al raggiungimento del massimo obiettivo. Apriamo oggi stesso un tavolo tra gli operatori
del settore, le associazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori e le amministrazioni per
comprendere le criticità ed individuare una via di uscita”.

I GRANDI INTERVENTI DI RECUPERO E RESTAURO DEI BENI CULTURALI DEL CENTRO STORICO DI TODI REALIZZATI CON I FONDI DELLA LEGGE SPECIALE.

(Parte terza e ultima)

La CHIESA DI SANTA PRASSEDE di origine romanica è posizionata fuori dalla seconda cerchia di mura, oltre la  porta Ravennate, lungo una delle strade di accesso a Todi. Nel XIV secolo la chiesa venne ricostruita insieme all’attiguo convento dall’ordine degli Agostiniani, che l’avevano avuta in concessione dal Capitolo della Cattedrale, lasciandone incompiuta la facciata che è in parte decorata a bande di pietra bianca e rosa e con il portale ad arco acuto arricchito da colonnine e costoloni. Della chiesa trecentesca rimangono solo la facciata e il portale perché l’interno è stato interamente trasformato tra la fine del ‘500 e il ‘700. L’attiguo ex convento agostiniano di Santa Prassede acquistato dal Demanio statale nella seconda metà dell’800 è  diventato sede dell’Istituto Artigianelli Crispolti, un’importante  Opera pia della città di Todi fondata dal canonico della Cattedrale di Todi, don Luigi Crispolti, a favore di orfani e giovani abbandonati.

L’intervento di restauro architettonico si è reso indispensabile per l’avanzato stato di degrado delle travi e del manto di copertura che faceva infiltrare acqua danneggiando le pitture murali e le decorazioni e rappresentava un serio pericolo di crollo delle strutture. Anche la copertura dell’abside aveva problemi strutturali analoghi con l’acqua che penetrava nel sottostante catino absidale dipinto ad affresco deteriorandolo. L’intervento ha riguardato anche il campanile con operazioni di cuci e scuci e stuccature.

L’intervento di restauro ha interessato gli affreschi del ‘600 che ornano l’abside con i due riquadri dei Santi ai lati del dipinto mobile, olio su tela, dell’altare Maggiore raffigurante “Santa Prassede raccoglie il sangue dei martiri“. Sul catino absidale sono raffigurati ai lati Angeli che reggono le palme del martirio e al centro  un Angelo che regge una ghirlanda di rose. L’intervento di restauro ha riguardato anche sette tele provenienti in massima parte dall’antichissima Chiesa di San Silvestro entro la seconda cerchia di mura  e appartenente proprio alla Parrocchia di Santa Prassede, con   molti affreschi  sulle pareti laterali compreso il primo ritratto conosciuto di Jacopone da Todi e con il  portale laterale su via Roma, ma chiusa dal 1987 e aperta solo sporadicamente per mostre, in particolare da ultimo di presepi costruiti da “artisti” tuderti. Il restauro delle tele ha rivelato date e firme che hanno consentito di integrare con nuovi artisti e opere inedite le conoscenze sulla pittura in Umbria nel ‘600 e ‘700 (come, ad esempio, le due belle tele lo Sposalizio della Vergine e la Visitazione di  B. Barbiani).

La CHIESA DI SAN FRANCESCO IN BORGO  risale al  XIII secolo quando i Servi di Maria si stabilirono a Todi nel rione di Santa Prassede in Borgo Nuovo e nel convento adiacente alla chiesa ha risieduto, nell’ultimo periodo della vita, il Priore generale dell’ Ordine dei Serviti (un ordine questuante) fra Filippo Benizi da Firenze che poi è morto in una cella dello stesso il 22 agosto 1285. Le sue spoglie, riesumate nel XIV secolo, furono poi trasferite nella Chiesa di San Filippo vicino alla porta Romana di Todi, dove si trovano le sue reliquie. Nel 1671 venne inserito nel catalogo dei Santi (canonizzazione) con sentenza di Papa Clemente X e i Servi di Maria lo ricordano il 23 agosto di ogni anno.  La chiesa e l’annesso grande monastero (già intitolato a San Marco dei Servi di Maria) a fine XVI secolo furono ceduti alle Clarisse di San Francesco che vi si trasferirono poiché il loro convento, situato nella parrocchia di San Quirico, minacciava di rovinare. La chiesa è stata rinnovata nella prima metà del ‘700 coprendo il soffitto con le volte e restaurando tutta la sala che fu poi riccamente decorata a metà ‘800 dai fratelli Agretti di Perugia.

L’intervento architettonico nella chiesa è stato limitato al restauro conservativo e all’adeguamento statico della copertura lignea lasciando inalterata la struttura originale, rimuovendo gli elementi lignei ammalorati e consolidando gli altri mediante sofisticate tecnologie di risanamento del legno. Si è così evitato di rimuovere le pianelle decorate con motivi geometrici e con le immagini di San Filippo Benizi e della Madonna del latte. E’ stato impermeabilizzato il tetto con pannelli lignei Onduline e con la stilatura dei giunti e sono stati rifatti anche gli intonaci della facciata e dell’ingresso dell’adiacente monastero  tutti tinteggiati con terre naturali.

L’intervento di restauro dei dipinti murali ha riguardato gli affreschi conservati nei vari ambienti del monastero, come il Vestibolo con nella lunetta la Madonna col bambino e i santi Filippo Benizi e Giuseppe, di ignoto pittore tuderte, il Parlatorio con frammento di mosaico di Tobiolo  e l’Angelo con San Filippo Benizi di ignoto Ghirlandaiesco e la Scala Santa. In particolare quest’ultima è stata costruita in epoca successiva al convento e poi abbellita dagli affreschi di Andrea Polinori, il pittore nato a Todi nel 1586 ed ivi morto nel 1648, che rappresentano Scene  della Passione entro riquadri,intervallate da Angeli che reggono gli strumenti della passione sulle pareti laterali e Le Tre Marie intorno alla Croce sulla parete alla sommità della Scala. Il modello obbligato per la decorazione della scala è stata  la Scala Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano sotto il pontificato di Sisto V, definita come la Cattedrale di Roma. Il pittore tuderte all’apice della carriera è anche diventato “eques“(Cavaliere), una delle classi Gladiatorie che combattevano nelle arene. L’artista è sepolto nella chiesa di San Silvestro e molte sue opere sono conservate nella Pinacoteca comunale.

All’interno della  chiesa sull’altare maggiore è posta una tavola, dipinta a olio e tempera, raffigurante lo Sposalizio della Vergine della prima metà del ‘500 di artista ignoto ma probabilmente  appartenente alla Koiné peruginesca e forse realizzata anche in periodi diversi. Nel ‘700  la tavola dipinta fu posta in una nicchia sopra l’altare centrale su un letto di malta che coprì anche i bordi del dipinto rendendolo inamovibile. L‘intervento di restauro è consistito sia nel consolidamento della muratura della nicchia che nella disinfestazione e ancoraggio della tavola a due sporgenze del muro posteriore, oltre alla ripulitura della superficie pittorica, alla reintegrazione delle lacune del dipinto e alla nuova applicazione della cornice lignea al bel dipinto egregiamente restaurato.

La CHIESA DELLA CONSOLAZIONE, risalente al XVI e inizio XVII secolo,  è ubicata appena fuori delle mura medioevali della città e della ex Porta di S. Giorgio abbattuta nel 1830, dopo il terremoto del 1815, come male minore per le difficoltà di reperire le ingenti risorse necessarie per i restauri degli edifici. Prese avvio da una  piccola chiesa costruita per difendere dalle acque un’immagine della Madonna dipinta su un pezzo di muro, che si diceva avesse fatto  molti miracoli e che era stata denominata Santa Maria della Consolazione. Il crescente numero di visitatori della chiesetta fece prendere corpo al progetto di costruire una grande Fabbrica e alla costituzione, su impulso del guelfo tuderte Ludovico degli Atti, della Compagnia  di Santa Maria della Madonna della Consolazione per gestirne la realizzazione.  Nel marzo 1509 iniziarono i lavori di costruzione delle fondamenta della nuova grande chiesa e del muro di  sostruzione  “al basso” della stessa e nell’aprile 1607 fu chiusa la cupola che alla base aveva otto finestre disegnate dal mastro perugino arch. V. Martelli e in cima una croce. I lavori sono stati completamente ultimati, dopo varie interruzioni, solo nel 1635 con l’impiombatura della cupola e delle quattro calotte dei catini absidali sotto la balaustra dello stretto terrazzo tutt’intorno alla cupola stessa. Il progetto della Chiesa rinascimentale di Santa Maria della Consolazione di Todi è stato attribuito all’architettoe pittoremarchigiano Donato Bramante (1444-aprile 1514) anche se purtroppo non esistono documentiscritti che possano comprovare questa attribuzione. Il Bramante, noto anche come Bramante Lazzari, a Roma era stato ingaggiato da Papa Giulio II per la completa ricostruzione della Basilica di San Pietro in Vaticano per la quale lo stesso impostò un progetto di edificio nella forma di pianta centralizzata a croce greca che per l’artista rappresentava la perfezione sublime e che, quanto meno, ha poi influenzato anche la progettazione della Chiesa della Consolazione di Todi. Di quest’ultima il Bramante non ne fu di sicuro il “maestro di Fabbrica”, oggi il direttore dei lavori, che invece furono seguiti prima dall’architetto viterbese Cola da Caprarola, poi dall’architetto senese B. Peruzzi e da altri ancora. Il modello in legno della chiesa è  tuttora conservato nel Museo civico della città.

L’intervento di restauro architettonico della chiesa è consistito dapprima nei complessi lavori di consolidamento statico delle fondazioni dell’edificio e poi, con lo stesso cantiere, nei lavori di manutenzione assolutamente necessarisu alcune parti del complesso monumentale. Gli interventi eseguiti hanno riguardato la semicalotta di sinistra, che presentava molte infiltrazioni d’acqua, con la sostituzione delle lastre di piombo degradate e il ripristino del manto di copertura. Una volta impermeabilizzata la calotta è stato anche ritinteggiato l’intradosso (superficie in vista all’interno della volta) e sono stati eseguiti interventi sul pavimento della chiesa con la sostituzione di vari mattoni frantumati con l’uso.  E’ stata anche effettuata la manutenzione delle statue in stucco del ‘600 di A. Algardi  che ornano gli altari. All’esterno sono state eseguite operazioni di cuci e scuci sul muretto di contenimento del terreno a nord ed è stato pavimentato con pietra locale appena sbozzatail percorso pedonale dalla Chiesa fino al viale di accesso alla città e a quel che resta dell’ultimo tratto di mura urbiche con la Torre Caetani divenuta (stranamente) insieme all’area circostante di proprietà della Compagnia di Santa Maria della Consolazione

Dalla prima metà del ‘500 la Compagnia era diventata un’Opera pia, denominata Istituto della Consolazione e Colonia agricola e poi nel 1861 era stata concentrata insieme ad altre 18 nella Congregazione di carità di Todi, nuovo ente di natura pubblica che le amministrava (decreto Pepoli). Successivamente fu trasformata, come tutte le altre, in Istituzione pubblica di beneficenza (I.p.b.) con la legge “Crispi” n. 6972 del 1890 e poi in Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB) con Regio decreto n. 2841 del 1923. Nel 1938, l’Ipab venne raggruppata insieme alle altre nelle Istituzioni riunite di beneficenza (II.RR. B.) di Todi fino al 2002 (Sindaco Marini dal 1998) quando, nel settembre e con decorrenza dal 1° gennaio ’03, le stesse sono state fuse in un unico ente pubblico, avente sempre natura di Ipab, denominato “La Consolazione-Ente tuderte di assistenza e beneficenza” con l’acronimo di “La Consolazione-E.T.A.B.”. La nuova Ipab è però tuttora regolata da uno statuto nel quale, tra gli scopi dell’ente di cui all’art. 3, è stato aggiunto anche il perseguimento di “fini culturali” che di fatto hanno portato l’Ipab a distrarre in modo crescente una rilevante parte dei proventi, derivanti dal vasto patrimonio immobiliare ereditato, dalle sue più proprie e necessarie finalità assistenziali in particolare verso le giovani generazioni. Inoltre La Consolazione-Etab è ancora oggi, di nome e di fatto, una vecchia Ipab nonostante che la legge quadro statale n. 328 del 2000 sul sistema dei servizi sociali e il decreto legislativo n. 207 del 2001 di riordino di tali enti, nonché la legge regionale umbra n. 25 del 2014 abbiano previsto la trasformazione di tutte le Ipab in Aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) o in persone giuridiche di diritto privato soggette alla vigilanza e controllo regionale. Le nuove ASP, anche nel Testo Unico regionale in materia di sanità e servizi sociali del 2015, sono state inserite nel sistema pubblico di programmazione, progettazione e attuazione dei servizi e degli interventi sociali e le loro funzioni oggi si devono realizzare attraverso la produzione e l’offerta (= erogazione) di servizi e interventi sociali, socio sanitari e socio educativi. Tale trasformazione dell’Etab purtroppo, a distanza di quasi dieci anni (con Sindaco di Todi Ruggiano dal giugno 2017), non risulta ancora avvenuta, con conseguenze negative sui crescenti bisogni dell’infanzia e della gioventù.

 Tornando all’intervento attuato sulla chiesa occorre anche fare un cenno sulla scultura in acciaio corten o patinato denominata “Stele di Todi” (m. 7) donata al Comune di Todi dallo scultore Roberto Ruta, nato in Romania da padre pugliese e morto a Roma nel 1994, per essere collocata nel centro storico. Dopo un’esposizione temporanea sulla piazza del Popolo, all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso (Sindaco di Todi Budassi II) la scultura era  stata installata sull’area adiacente alle mura medioevali proprio dinnanzi alla Chiesa della Consolazione creando un forte impatto sulla fruizione visiva del bene immobile tutelato (art. 21 della legge n. 1089 del ’39 allora ancora vigente in materia di  tutela delle cose d’interesse artistico o storico per evitare danneggiamenti alla “prospettiva” o alla “luce” delle cose immobili soggette alla stessa legge). Nella seconda metà degli anni ’80 però il Comune di Todi(Sindaco Buconi I) ha provveduto a spostarla e ad installarla più consonamente nell’area del parcheggio (ex campo di calcio) costruito dinnanzi al nuovo e moderno edificio della Scuola Media statale “G. Cocchi” appena fuori Porta Fratta, anche se oggi tale opera d’arte contemporanea risulta quasi interamente coperta dalla folta chioma di un alto albero  che andrebbe quanto prima  spostato e magari reimpiantato nello stesso parcheggio.   

In conclusione tutti i quattordici grandi interventi di recupero e restauro dei più importanti monumenti della nostra città antica sono stati egregiamente progettati e tempestivamente realizzati nell’arco di tempo che va dal 1991 al 1996 durante i mandati dei Sindaci della città di Todi Buconi II (’90-’94) e Nulli Pero (’94-’98) con l’intermezzo  del Commissario Prefettizio De Bonis (feb.-giug. ’94).

Li 21 dicembre 2023

Dott. Alfonso Gentili, già Segretario Generale del Comune di Todi (1989-2000)

COMUNE DI TODI, SOCIAL E COMUNICAZIONI ESTERNE, IN BILICO TRA INFORMAZIONE, PROPAGANDA E CENSURA., LA MANO PESANTE DEL SINDACO CONTRO CHI NON LA PENSA COME LUI.

COMUNICATO STAMPA

L’uso dei social e la comunicazione istituzionale del Comune di Todi è un argomento sul quale ci sono molte ombre, tanto che i gruppi di opposizione, compreso il sottoscritto, hanno portato in Consiglio Comunale un Ordine del giorno per la regolamentazione dell’uso dei canali social del Comune di Todi, ossia le pagine facebook ed altro.

Chiaramente l’Ordine del giorno è stato bocciato e l’iniziativa è stata accolta con un certo fastidio, quasi una ingerenza rispetto ad una situazione di fatto ritenuta assolutamente legittima e conforme alle prerogative dell’amministrazione comunale individuata, in questo caso, nel perimetro della giunta e delle forze che la sostengono.

Il Sindaco, in particolare, ha rivendicato la paternità e la responsabilità della pagina facebook, facendo capire che la stessa deve corrispondere a quelle che sono le linee della giunta.

La questione però è delicata e non può essere derubricata a mera polemica politica. Basti pensare, quanto ai social, che è prassi del Comune quella di bloccare gli account di cittadini che esprimono opinioni in dissenso.

L’anomalia nasce dal fatto che a Todi la comunicazione è in mano allo “staff del Sindaco”, ossia soggetti assunti per svolgere servizio di “segreteria”, La comunicazione, negli enti pubblici, è disciplinata dalla Legge 150/2000 e, da ultimo da un accordo ANCI / Sindacato dei Giornalisti, ne deriva una netta distinzione tra l’informazione “istituzionale” da quella svolta dal cd. “portavoce” del Sindaco.

La prima è svolta dagli uffici stampa, che hanno una funzione prettamente giornalistica e possono essere composti solo da giornalisti iscritti al relativo albo, i quali curano i rapporti con la stampa assicurando, per legge, il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività.

Al contrario il “portavoce” o “staff” coadiuva il Sindaco nei rapporti di carattere politico istituzionale con gli organi dell’informazione, la sua nomina è di carattere eminentemente politico, poiché fatta direttamente dal Sindaco senza concorso e/o vincoli particolari, è una assunzione a tempo determinato e comunque non oltre il termine del mandato del Sindaco ex art.18 ter D.Lgs.257/2000, Il portavoce quindi risponde del proprio operato e prende direttive solo ed esclusivamente dal Sindaco.

A Todi quindi l’informazione istituzionale è delegata ad un organo di nomina politica, lo staff/portavoce del Sindaco, di conseguenza non c’è nessuna differenza tra informazione e propaganda.

Non è certamente opportuno, se non illegittimo, che in una medesima amministrazione gli incarichi di addetto stampa e di portavoce siano assunti dalla medesima persona.

Non è opportuno, che un soggetto di nomina politica, ancorché in ipotesi iscritto all’albo dei giornalisti, operi surrettiziamente come ufficio stampa.

E sicuramente inopportuno, anche per le conseguenze di natura contrattuale e quindi di responsabilità dell’Ente, che personale assunto per mansioni di segreteria, quindi con qualifica “C”, venga adibito a ruoli professionali per i quali l’accordo ANCI – Sindacato Giornalisti, salvo errori, prevede l’applicazione del trattamento di cui alla superiore categoria “D”.

In definitiva, le testate giornalistiche quando ricevono “comunicati stampa” da parte del Comune di Todi, i cittadini quando leggono le pagine facebook del Comune o vengono esclusi, devono essere consapevoli che quei messaggi, quelle informazioni, la decisione di escluderli dai canali social, provengono da un organo politico, ossia il Sindaco, per mezzo del suo staff.

La domanda quindi è: si tratta di informazione o di propaganda? La risposta la lascio a voi. 

Se qualcuno ritenga che quanto sopra non è vero, per favore, mi smentisca.

CIVICI X Fabio Catterini