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Apr 12

Antonella Ferrovecchio invitata al Caffè Greco a Roma per le sue poesie

 La professoressa, docente di Scienze Umane e Lettere, in una giornata promossa dall’Unesco per celebrare la poesia contemporanea, invitata a leggere le sue poesie.

Per celebrare la giornata mondiale della poesia, l’Associazione internazionale dei critici letterari ha invitato la prof. Ferrovecchio all’Antico Caffè Greco, locale prediletto da artisti e letterati di tutto il mondo. Aperto intorno al 1770, da sempre è stato il locale prediletto da personaggi come StendhalGoetheThorvaldsenByronFranz LisztKeatsHenrik IbsenHans Christian AndersenFelix Mendelssohn,  WagnerLevi. Persino Casanova non ha mancato, nei suoi soggiorni a Roma di visitarlo e prendere il caffè.

La scelta delle poesie di Antonella Ferrovecchio è quindi simbolo di attenzione del mondo letterario nei riguardi della poetessa tuderte che ha saputo unire le sue competenze filosofiche alla passione per la poesia. Il brano che Ella ha letto, che si intitola ‘Carene’, era rivolto ad un pubblico internazionale e a un selezionato gruppo di letterati e critici che hanno molto apprezzato il suo lavoro. Era ad ascoltare anche una rappresentanza di poeti contemporanei italiani, arricchita dalla presenza di poeti di altre nazioni.Un riconoscimento importante e significativo per la professoressa che sta preparando per la pubblicazione un volume di sue poesie, dopo altri scritti già pubblicati. Il tutto qualificandosi sempre come docente apprezzata sia per le sue competenze che per le sue capacità professionali.

Carene

Lontano dal solstizio

le giornate si inoltrano

inabissano le eclissi

gli inganni illanguidiscono

ottenebrano i desideri

la coscienza si ridesta,

morte alle ciance

nella bora scura!

Ogni eroe riemerge

con la sua piaga

le piaghe non sono tutte uguali,

non ci sono regole

solo effetti paralizzanti

come rumori nella notte,

non ignorano

non dimenticano

le carene che solcano i mari

mentre accolgono i lumi

delle lucerne

lampi improvvisi

crepe nelle ombre,

le mani si tuffano

afferrano un po’ di quel sale

come lasciapassare.

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