IV domenica di Quaresima: il commento di José Antonio Pagola

30 marzo 2019

                      
Lc 15,1-3.11-32                  

    CON LE BRACCIA SEMPRE APERTE

Per non pochi, Dio è qualsiasi cosa, ma non qualcuno capace di mettere gioia nella loro vita. Pensare a lui suscita brutti ricordi, dentro di loro se risveglia l’idea di un essere minaccioso ed esigente, che rende la vita più fastidiosa, incomoda e pericolosa.

A poco a poco hanno fatto a meno di lui. La fede è rimasta “repressa” dentro di loro. Oggi non sanno se credono o non credono. Sono rimasti senza strade verso Dio. Alcuni ricordano ancora “la parabola del figlio prodigo”, ma mai l’hanno ascoltata nel loro cuore.

Il vero protagonista di questa parabola è il padre. Per due volte ripete lo stesso grido di gioia: “Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto e lo abbiamo ritrovato”. Questa grido rivela quel che c’è nel suo cuore di padre.

Questo padre non si preoccupa del suo onore, dei suoi interessi, né di come lo trattano i figli. Non impiega mai un linguaggio morale. Pensa solo alla vita del figlio: che non resti distrutto, che non continui morto, che non viva perduto senza conoscere la gioia della vita.

Il racconto descrive in ogni dettaglio l’incontro sorprendente del padre con il figlio che abbandonò la casa. Mentre era ancora lontano, il padre lo “vide” venire affamato e umiliato e “si commosse” fin nelle viscere. Questo sguardo buono, pieno di bontà e compassione, è quello che ci salva. Solo Dio ci guarda così.

Subito “si mette a correre”. Non è il figlio che torna a casa. È il padre che esce correndo e cerca l’abbraccio con più ardore del suo stesso figlio. “Gli si gettò al collo e si mise a baciarlo”. Dio è sempre così, che corre con le braccia aperte verso coloro che tornano a lui.

Il figlio comincia la sua confessione: l’ha preparata a lungo dentro di sé. Il padre l’interrompe per risparmiargli più umiliazioni. Non gli impone alcun castigo, non esige da lui alcun rito di espiazione; non gli pone nessuna condizione per accoglierlo in casa.  Solo Dio accoglie e protegge così i peccatori.

Il padre pensa solo alla dignità del figlio. Bisogna agire in fretta. Comanda di prendere il miglior vestito, l’anello di figlio e i sandali per entrare in casa. Così sarà ricevuto in un banchetto che si celebra in suo onore. Il figlio deve conoscere insieme al padre la vita degna e felice di cui non ha potuto godere lontano da lui.

Chi oda questa parabola dal di fuori, non capirà nulla. Continuerà a camminare per la vita senza Dio. Chi l’ascolta nel suo cuore, forse piangerà di gioia e riconoscenza.  Sentirà per la prima volta che il Mistero ultimo della vita è Qualcuno che ci accoglie e ci perdona perché vuole solo la nostra gioia.

                                                                                                 José Antonio Pagola