{"id":5748,"date":"2024-01-28T22:44:40","date_gmt":"2024-01-28T21:44:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioaut.it\/?p=5748"},"modified":"2024-01-28T22:44:41","modified_gmt":"2024-01-28T21:44:41","slug":"i-grandi-interventi-di-recupero-e-restauro-dei-beni-culturali-del-centro-storico-di-todi-realizzati-con-i-fondi-della-legge-speciale-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioaut.it\/?p=5748","title":{"rendered":"I GRANDI INTERVENTI DI RECUPERO E RESTAURO DEI BENI CULTURALI DEL CENTRO STORICO DI TODI REALIZZATI CON I FONDI DELLA LEGGE SPECIALE."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>(Parte terza e ultima)<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"221\" height=\"228\" src=\"https:\/\/www.radioaut.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/gentilia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1385\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>La <strong>CHIESA DI SANTA PRASSEDE <\/strong>di origine <strong>romanica<\/strong> \u00e8 posizionata fuori dalla seconda cerchia di mura, oltre la&nbsp; porta Ravennate, lungo una delle strade di accesso a Todi. Nel <strong>XIV secolo<\/strong> la chiesa venne ricostruita insieme all&#8217;attiguo <strong>convento dall&#8217;ordine degli Agostiniani, <\/strong>che l&#8217;avevano avuta in concessione dal Capitolo della Cattedrale, lasciandone incompiuta la <strong>facciata<\/strong> che \u00e8 in parte decorata a bande di pietra bianca e rosa e con il <strong>portale ad arco acuto<\/strong> arricchito da colonnine e costoloni. Della chiesa trecentesca rimangono solo la facciata e il portale perch\u00e9 l&#8217;interno \u00e8 stato interamente trasformato tra la fine del &#8216;500 e il &#8216;700. L&#8217;attiguo ex convento agostiniano di Santa Prassede acquistato dal Demanio statale nella seconda met\u00e0 dell&#8217;800 \u00e8&nbsp; diventato sede dell&#8217;<strong>Istituto Artigianelli Crispolti<\/strong>, un&#8217;importante&nbsp; Opera pia della citt\u00e0 di Todi fondata dal canonico della Cattedrale di Todi, don Luigi Crispolti, a favore di orfani e giovani abbandonati.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intervento di restauro architettonico<\/strong> si \u00e8 reso indispensabile per l&#8217;avanzato stato di degrado <strong>delle travi e del manto di copertura<\/strong> che faceva infiltrare acqua danneggiando le <strong>pitture murali e le decorazioni<\/strong> e rappresentava un serio pericolo di <strong>crollo delle strutture<\/strong>. Anche la <strong>copertura dell&#8217;abside<\/strong> aveva problemi strutturali analoghi con l&#8217;acqua che penetrava nel sottostante <strong>catino absidale dipinto ad affresco<\/strong> deteriorandolo. L&#8217;intervento ha riguardato anche il <strong>campanile<\/strong> con operazioni di cuci e scuci e stuccature.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intervento di restauro <\/strong>ha interessato gli <strong>affreschi<\/strong> <strong>del &#8216;600<\/strong> che ornano l&#8217;<strong>abside<\/strong> con i due riquadri dei Santi ai lati del dipinto mobile, olio su tela, dell&#8217;<strong>altare Maggiore <\/strong>raffigurante &#8220;<em>Santa Prassede raccoglie il sangue dei martiri<\/em>&#8220;. Sul <strong>catino absidale<\/strong> sono raffigurati ai lati <em>Angeli<\/em> che reggono le palme del martirio e al centro&nbsp; un <em>Angelo<\/em> che regge una ghirlanda di rose. L&#8217;i<strong>ntervento di restauro <\/strong>ha riguardato anche <strong>sette tele<\/strong> provenienti in massima parte dall&#8217;antichissima <strong>Chiesa di San Silvestro<\/strong> entro la seconda cerchia di mura <strong>&nbsp;<\/strong>e appartenente proprio alla Parrocchia di Santa Prassede, con &nbsp;&nbsp;molti affreschi&nbsp; sulle pareti laterali compreso il <strong>primo ritratto conosciuto di Jacopone da Todi <\/strong>e con il&nbsp; portale laterale su via Roma, ma chiusa dal 1987 e aperta solo sporadicamente per mostre, in particolare da ultimo di presepi costruiti da &#8220;artisti&#8221; tuderti. Il restauro delle tele ha rivelato date e firme che hanno consentito di integrare con <strong>nuovi artisti e opere inedite<\/strong> le conoscenze sulla pittura in Umbria nel &#8216;600 e &#8216;700 (come, ad esempio, le due belle tele lo <em>Sposalizio della Vergine<\/em> e la <em>Visitazione<\/em> di&nbsp; B. Barbiani).<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>CHIESA DI SAN FRANCESCO IN BORGO <\/strong>&nbsp;risale al&nbsp; XIII secolo quando i <strong>Servi di Maria<\/strong> si stabilirono a Todi nel rione di Santa Prassede in Borgo Nuovo e nel convento adiacente alla chiesa ha risieduto, nell&#8217;ultimo periodo della vita, il Priore generale dell&#8217; Ordine dei Serviti (un ordine questuante) <strong>fra Filippo Benizi<\/strong> da Firenze che poi \u00e8 morto in una cella dello stesso il 22 agosto 1285. Le sue spoglie, riesumate nel XIV secolo, furono poi trasferite nella <strong>Chiesa di San Filippo<\/strong> vicino alla porta Romana di Todi, dove si trovano le sue reliquie. Nel 1671 venne inserito nel catalogo dei <strong>Santi <\/strong>(canonizzazione) con sentenza di Papa Clemente X e i Servi di Maria lo ricordano il <strong>23 agosto<\/strong> di ogni anno. &nbsp;La chiesa e l&#8217;annesso grande monastero (gi\u00e0 intitolato a San Marco dei Servi di Maria) a fine XVI secolo furono ceduti alle <strong>Clarisse di San Francesco<\/strong> che vi si trasferirono poich\u00e9 il loro convento, situato nella parrocchia di San Quirico, minacciava di rovinare. La chiesa \u00e8 stata <strong>rinnovata<\/strong> nella prima met\u00e0 del &#8216;700 coprendo il soffitto con le volte e restaurando tutta la sala che fu poi riccamente decorata a met\u00e0 &#8216;800 dai fratelli Agretti di Perugia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intervento architettonico <\/strong>nella <strong>chiesa<\/strong> \u00e8 stato limitato al <strong>restauro conservativo<\/strong> e all&#8217;<strong>adeguamento statico della copertura lignea<\/strong> lasciando inalterata la struttura originale, rimuovendo gli elementi lignei ammalorati e <strong>consolidando<\/strong> gli altri mediante sofisticate tecnologie di risanamento del legno. Si \u00e8 cos\u00ec evitato di rimuovere le pianelle decorate con motivi geometrici e con le immagini di <em>San Filippo Benizi<\/em> e della <em>Madonna del latte. <\/em>E&#8217; stato <strong>impermeabilizzato il tetto<\/strong> con pannelli lignei Onduline e con la stilatura dei giunti e sono stati rifatti anche gli <strong>intonaci della facciata<\/strong> e dell&#8217;<strong>ingresso <\/strong>dell&#8217;adiacente monastero&nbsp; tutti tinteggiati con terre naturali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intervento di restauro <\/strong>dei dipinti murali ha riguardato gli <strong>affreschi<\/strong> conservati nei vari ambienti del <strong>monastero<\/strong>, come il <strong>Vestibolo<\/strong> con nella lunetta la <em>Madonna col bambino e i santi Filippo Benizi e Giuseppe,<\/em> di ignoto pittore tuderte, il <strong>Parlatorio<\/strong> con frammento di mosaico di <em>Tobiolo&nbsp; e l&#8217;Angelo con San Filippo Benizi<\/em> di ignoto Ghirlandaiesco e la<strong> Scala Santa<\/strong>. In particolare quest&#8217;ultima \u00e8 stata costruita in epoca successiva al convento e poi abbellita dagli<strong> affreschi <\/strong>di <strong>Andrea Polinori<\/strong>, il pittore nato a <strong>Todi <\/strong>nel 1586 ed ivi morto nel 1648, che rappresentano <em>Scene&nbsp; della Passione <\/em>entro riquadri,intervallate da<em> Angeli che reggono gli strumenti della passione<\/em> sulle pareti laterali e <em>Le Tre Marie intorno alla Croce <\/em>sulla parete alla sommit\u00e0 della Scala. Il modello obbligato per la decorazione della scala \u00e8 stata &nbsp;la Scala Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano sotto il pontificato di Sisto V, definita come la Cattedrale di Roma. Il pittore tuderte all&#8217;apice della carriera \u00e8 anche diventato &#8220;<strong><em>eques<\/em><\/strong>&#8220;(Cavaliere), una delle classi Gladiatorie che combattevano nelle arene. L&#8217;artista \u00e8 sepolto nella chiesa di <strong>San Silvestro<\/strong> e molte sue opere sono conservate nella <strong>Pinacoteca<\/strong> <strong>comunale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno della&nbsp; <strong>chiesa<\/strong> sull&#8217;<strong>altare maggiore <\/strong>\u00e8 posta una <strong>tavola, dipinta a olio e tempera, <\/strong>raffigurante lo <em>Sposalizio della Vergine<\/em> della prima met\u00e0 del &#8216;500 di artista ignoto ma probabilmente&nbsp; appartenente alla Koin\u00e9 peruginesca e forse realizzata anche in periodi diversi. Nel &#8216;700&nbsp; la tavola dipinta fu posta in una <strong>nicchia sopra l&#8217;altare centrale<\/strong> su un letto di malta che copr\u00ec anche i bordi del dipinto rendendolo inamovibile. L<strong>&#8216;intervento di restauro <\/strong>\u00e8 consistito sia nel consolidamento della muratura della nicchia che nella disinfestazione e ancoraggio della tavola a due sporgenze del muro posteriore, oltre alla <strong>ripulitura della superficie pittorica<\/strong>, alla reintegrazione delle lacune del dipinto e alla nuova applicazione della <strong>cornice lignea<\/strong> al bel dipinto egregiamente restaurato.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>CHIESA DELLA CONSOLAZIONE,<\/strong> risalente al <strong>XVI <\/strong>e inizio <strong>XVII secolo<\/strong>,&nbsp; \u00e8 ubicata appena fuori delle mura medioevali della citt\u00e0 e della ex Porta di S. Giorgio abbattuta nel 1830, dopo il terremoto del 1815, come male minore per le difficolt\u00e0 di reperire le ingenti risorse necessarie per i restauri degli edifici. Prese avvio da una &nbsp;piccola chiesa costruita per difendere dalle acque un&#8217;immagine della Madonna dipinta su un pezzo di muro, che si diceva avesse fatto&nbsp; molti miracoli e che era stata denominata <strong>Santa Maria della Consolazione.<\/strong> Il crescente numero di visitatori della chiesetta fece prendere corpo al progetto di costruire una <strong>grande Fabbrica<\/strong> e alla costituzione, su impulso del guelfo tuderte Ludovico degli Atti, della <strong>Compagnia &nbsp;di Santa Maria della Madonna della Consolazione <\/strong>per gestirne la realizzazione. &nbsp;Nel <strong>marzo<\/strong> <strong>1509 <\/strong>iniziarono i lavori di costruzione delle fondamenta della nuova grande chiesa e del muro di &nbsp;sostruzione &nbsp;&#8220;al basso&#8221; della stessa e nell&#8217;<strong>aprile 1607 <\/strong>fu chiusa<strong> la cupola <\/strong>che alla base aveva <strong>otto finestre<\/strong> disegnate dal mastro perugino <strong>arch.<\/strong> <strong>V. Martelli <\/strong>e in cima una <strong>croce<\/strong>. I lavori sono stati completamente ultimati, dopo varie interruzioni, solo nel <strong>1635<\/strong> con l&#8217;impiombatura della cupola e delle quattro <strong>calotte<\/strong> <strong>dei catini absidali<\/strong> sotto la <strong>balaustra<\/strong> dello stretto terrazzo tutt&#8217;intorno alla cupola stessa. Il <strong>progetto <\/strong>della Chiesa <strong>rinascimentale<\/strong> di Santa Maria della Consolazione di Todi \u00e8 stato attribuito all&#8217;architettoe pittoremarchigiano<strong> Donato Bramante<\/strong> (1444-<strong>aprile 1514<\/strong>) anche se purtroppo non esistono documentiscritti che possano comprovare questa attribuzione. Il Bramante, noto anche come Bramante Lazzari, a Roma era stato ingaggiato da Papa Giulio II per la completa ricostruzione della <strong>Basilica di San Pietro in Vaticano<\/strong> per la quale lo stesso impost\u00f2 un progetto di edificio nella forma di <strong>pianta centralizzata a croce greca<\/strong> che per l&#8217;artista rappresentava la perfezione sublime e che, quanto meno, ha poi influenzato anche la progettazione della <strong>Chiesa della Consolazione<\/strong> di Todi. Di quest&#8217;ultima il Bramante non ne fu di sicuro il &#8220;maestro di Fabbrica&#8221;, oggi il <strong>direttore dei lavori<\/strong>, che invece furono seguiti prima dall&#8217;architetto viterbese <strong>Cola da Caprarola<\/strong>, poi dall&#8217;architetto senese <strong>B. Peruzzi<\/strong> e da altri ancora. Il <strong>modello in legno<\/strong> della chiesa \u00e8 &nbsp;tuttora conservato nel <strong>Museo civico<\/strong> della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intervento di restauro architettonico <\/strong>della chiesa \u00e8 consistito dapprima nei complessi <strong>lavori di<\/strong> <strong>consolidamento statico delle fondazioni <\/strong>dell&#8217;edificio e poi, con lo stesso cantiere, nei <strong>lavori di<\/strong> <strong>manutenzione <\/strong>assolutamente necessarisu alcune parti del complesso monumentale. Gli interventi eseguiti hanno riguardato la <strong>semicalotta di sinistra<\/strong>, che presentava molte infiltrazioni d&#8217;acqua, con la sostituzione delle <strong>lastre di piombo<\/strong> degradate e il ripristino del manto di copertura. Una volta impermeabilizzata la calotta \u00e8 stato anche <strong>ritinteggiato l&#8217;intradosso<\/strong> (superficie in vista all&#8217;interno della volta) e sono stati eseguiti interventi sul <strong>pavimento<\/strong> <strong>della chiesa<\/strong> con la sostituzione di vari mattoni frantumati con l&#8217;uso.&nbsp; E&#8217; stata anche effettuata la <strong>manutenzione delle statue in stucco <\/strong>del &#8216;600 <strong>di A. Algardi <\/strong>&nbsp;che ornano gli altari. All&#8217;esterno sono state eseguite operazioni di cuci e scuci sul <strong>muretto di contenimento<\/strong> <strong>del terreno<\/strong> a nord ed \u00e8 stato <strong>pavimentato<\/strong> <strong>con pietra locale<\/strong> appena sbozzatail percorso pedonale dalla Chiesa fino al viale di accesso alla citt\u00e0 e a quel che resta dell&#8217;ultimo tratto di <strong>mura urbiche<\/strong> con la Torre Caetani divenuta (stranamente) insieme all&#8217;area circostante di propriet\u00e0 della <strong>Compagnia di Santa Maria della Consolazione<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla prima met\u00e0 del &#8216;500 la Compagnia era diventata un&#8217;<strong>Opera pia<\/strong>, denominata <strong>Istituto della Consolazione e Colonia agricola<\/strong> e poi nel <strong>1861 <\/strong>era stata concentrata insieme ad altre 18 nella <strong>Congregazione di carit\u00e0 di Todi<\/strong>, nuovo ente di natura pubblica che le amministrava (decreto Pepoli). Successivamente fu trasformata, come tutte le altre, in <strong>Istituzione pubblica di beneficenza<\/strong> (I.p.b.) con la legge &#8220;Crispi&#8221; n. 6972 del 1890 e poi in <strong>Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza<\/strong> (IPAB) con Regio decreto n. 2841 del 1923. Nel 1938, l&#8217;Ipab venne <strong>raggruppata <\/strong>insieme alle altre nelle <strong>Istituzioni riunite di beneficenza (II.RR. B.)<\/strong> di Todi fino al 2002 (Sindaco Marini dal 1998) quando, nel settembre e con decorrenza dal 1\u00b0 gennaio &#8217;03, le stesse sono state <strong>fuse<\/strong> in un unico ente pubblico, avente sempre natura di Ipab, denominato &#8220;<strong>La Consolazione-Ente tuderte di assistenza e beneficenza&#8221; <\/strong>con l&#8217;acronimo di &#8220;La Consolazione-E.T.A.B.&#8221;. La nuova Ipab \u00e8 per\u00f2 tuttora regolata da uno<strong> statuto<\/strong> nel quale, tra gli scopi dell&#8217;ente di cui all&#8217;art. 3, \u00e8 stato aggiunto anche il perseguimento di &#8220;<strong>fini culturali<\/strong>&#8221; che di fatto hanno portato l&#8217;Ipab a distrarre in modo crescente una rilevante parte dei proventi, derivanti dal vasto patrimonio immobiliare ereditato, dalle sue pi\u00f9 proprie e necessarie <strong>finalit\u00e0 assistenziali<\/strong> in particolare verso le <strong>giovani generazioni<\/strong>. Inoltre <strong>La Consolazione-Etab<\/strong> \u00e8 ancora oggi, di nome e di fatto, una vecchia Ipab nonostante che la <strong>legge<\/strong> <strong>quadro statale<\/strong> n. 328 del 2000 sul sistema dei servizi sociali e il decreto legislativo n. 207 del 2001 di <strong>riordino <\/strong>di tali enti, nonch\u00e9 la <strong>legge regionale umbra<\/strong> n. <strong>25 <\/strong>del <strong>2014<\/strong> abbiano previsto la <strong>trasformazione<\/strong> di tutte le Ipab in <strong>Aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP<\/strong>) o in persone giuridiche di diritto privato soggette alla<strong> vigilanza e controllo regionale.<\/strong> Le nuove ASP, anche nel Testo Unico regionale in materia di sanit\u00e0 e servizi sociali del <strong>2015<\/strong>, sono state inserite nel <strong>sistema pubblico<\/strong> di programmazione, progettazione e attuazione dei <strong>servizi e degli interventi sociali<\/strong> e le loro funzioni oggi si devono realizzare attraverso <strong>la produzione e l&#8217;offerta <\/strong>(= erogazione)<strong> di servizi e interventi<\/strong> <strong>sociali, socio sanitari e socio educativi<\/strong>. Tale <strong>trasformazione <\/strong>dell&#8217;Etab purtroppo, a distanza di quasi dieci anni (con Sindaco di Todi Ruggiano dal giugno 2017), <strong>non risulta ancora avvenuta<\/strong>, con conseguenze negative sui <strong>crescenti bisogni dell&#8217;infanzia e della giovent\u00f9<\/strong>.<s><\/s><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Tornando all&#8217;intervento attuato sulla chiesa occorre anche fare un cenno sulla <strong>scultura in acciaio<\/strong> corten o patinato denominata &#8220;<strong>Stele di Todi<\/strong>&#8221; (m. 7) donata al Comune di Todi dallo scultore <strong>Roberto Ruta<\/strong>, nato in Romania da padre pugliese e morto a Roma nel 1994, per essere collocata nel centro storico. Dopo un&#8217;esposizione temporanea sulla piazza del Popolo, all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 del secolo scorso (Sindaco di Todi Budassi II) la scultura era&nbsp; stata installata sull&#8217;area adiacente alle mura medioevali proprio dinnanzi alla Chiesa della Consolazione creando un forte <strong>impatto sulla fruizione visiva<\/strong> del bene immobile tutelato (art. <strong>21<\/strong> della legge n<strong>. 1089 del &#8217;39<\/strong> allora ancora vigente in materia di &nbsp;tutela delle cose d&#8217;interesse artistico o storico per evitare danneggiamenti alla &#8220;prospettiva&#8221; o alla &#8220;luce&#8221; delle cose immobili soggette alla stessa legge). Nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;80 per\u00f2 il Comune di Todi(Sindaco Buconi I) ha provveduto a <strong>spostarla e ad installarla<\/strong> <strong>pi\u00f9 consonamente<\/strong> nell&#8217;area del parcheggio (ex campo di calcio) costruito dinnanzi al nuovo e moderno edificio della <strong>Scuola Media statale &#8220;G. Cocchi&#8221;<\/strong> appena fuori Porta Fratta, anche se oggi tale opera d&#8217;<strong>arte contemporanea <\/strong>risulta quasi interamente coperta dalla folta <strong>chioma di un<\/strong> <strong>alto albero<\/strong>&nbsp; che andrebbe <strong>quanto prima<\/strong> &nbsp;<strong>spostato e magari reimpiantato<\/strong> nello stesso parcheggio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione tutti i <strong>quattordici grandi interventi di recupero e restauro<\/strong> dei pi\u00f9 importanti <strong>monumenti della nostra citt\u00e0 antica <\/strong>sono stati <strong>egregiamente<\/strong> progettati e <strong>tempestivamente<\/strong> realizzati nell&#8217;arco di tempo che va dal <strong>1991<\/strong> al <strong>1996<\/strong> durante i mandati dei <strong>Sindaci della citt\u00e0 di Todi<\/strong> Buconi II (&#8217;90-&#8217;94) e Nulli Pero (&#8217;94-&#8217;98) con l&#8217;intermezzo &nbsp;del Commissario Prefettizio De Bonis (feb.-giug. &#8217;94).<\/p>\n\n\n\n<p>Li 21 dicembre 2023<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dott. Alfonso Gentili, gi\u00e0 Segretario Generale del Comune di Todi (1989-2000)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Parte terza e ultima) La CHIESA DI SANTA PRASSEDE di origine romanica \u00e8 posizionata fuori dalla seconda cerchia di mura, oltre la&nbsp; porta Ravennate, lungo una delle strade di accesso a Todi. Nel XIV secolo la chiesa venne ricostruita insieme all&#8217;attiguo convento dall&#8217;ordine degli Agostiniani, che l&#8217;avevano avuta in concessione dal Capitolo della Cattedrale, lasciandone &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.radioaut.it\/?p=5748\">Continue reading<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[225,3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5748"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5748"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5748\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5749,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5748\/revisions\/5749"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5748"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5748"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.radioaut.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5748"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}