{"id":2687,"date":"2020-02-11T21:55:53","date_gmt":"2020-02-11T20:55:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioaut.it\/?p=2687"},"modified":"2020-02-11T21:55:55","modified_gmt":"2020-02-11T20:55:55","slug":"%ef%bb%bfle-province-italiane-e-la-provincia-di-perugia-nella-storia-e-nellordinamento-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioaut.it\/?p=2687","title":{"rendered":"\ufeffLe Province italiane e la Provincia di Perugia nella storia e nell&#8217;ordinamento della Repubblica."},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\" class=\"has-medium-font-size\"> <strong>Continua il lavoro del dott. Gentili sulle Istituzioni Italiane e regionali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.radioaut.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/gentili-1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2688\" srcset=\"https:\/\/www.radioaut.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/gentili-1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.radioaut.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/gentili-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.radioaut.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/gentili-1-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Valfiero Budassi, gi\u00e0 sindaco di Todi e presidente del Consiglio provinciale nel 1995.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Dopo la caduta del regime fascista nel 1943 e i governi di CLN del Regno d&#8217;Italia, a seguito del <strong>referendum istituzionale<\/strong> ed elezione dell&#8217;<strong>Assemblea costituente<\/strong> (566 deputati) del <strong>2 giugno 1946,<\/strong> con la proclamazione della <strong>Repubblica<\/strong> avvenuta il 18 giugno, la nuova <strong>Costituzione Italiana <\/strong>\u00e8 stata approvata dall&#8217;Assemblea medesima il 22 dicembre <strong>1947<\/strong> nel testo composto da <strong>139<\/strong> articoli e <strong>XVIII <\/strong>Disposizioni transitorie e finali e dopo ben 173 sedute. E&#8217; stata quindi promulgata dal Capo provvisorio dello Stato E. De Nicola il 27 dicembre \u00a0con la controfirma del Presidente dell&#8217;Assemblea U. Terracini, del Presidente del Consiglio A. De Gasperi e del Guardasigilli Grassi ed \u00e8 entrata in vigore il <strong>1\u00b0 gennaio 1948. <\/strong>Il progetto di Costituzione era stato elaborato dalla &#8220;<strong>Commissione dei settantacinque<\/strong>&#8221; che, presieduta dall&#8217;ex deputato antifascista e distinto giurista M. Ruini, era composta dai pi\u00f9 bei nomi del diritto e della politica italiana di allora suddivisi in tre Sottocommissioni. La <strong>Costituzione repubblicana<\/strong> (in G.U. n. 298 del 27.12.1947) con l&#8217;art. 5, inserito tra i principi fondamentali, <em>&#8220;La Repubblica, <strong>una <\/strong>e indivisibile, <strong>riconosce e promuove<\/strong> <strong>le<\/strong> <strong>autonomie locali<\/strong>; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il pi\u00f9 ampio <strong>decentramento amministrativo<\/strong>&#8220;<\/em> e con l&#8217;originario art. 114 &#8220;L<em>a Repubblica si riparte in <strong>Regioni, Province e Comuni<\/strong><\/em>&#8221; ha previsto\u00a0 la creazione di un nuovo<strong> Stato \u00a0regionale e autonomista, <\/strong>articolato in\u00a0 20 <strong>Regioni (<\/strong>15 ordinarie e 5 speciali) dotate di <strong>autonomia politica, <\/strong>vale a dire con un proprio indirizzo politico non necessariamente uguale a quello dello <strong>Stato<\/strong> (artt. 115, 116 e 131 orig.), di <strong>autonomia<\/strong> <strong>legislativa, amministrativa e finanziaria<\/strong> (artt. 117, 118 e 119 orig.). Le forme di <strong>Stato regionale<\/strong> nascono in genere da uno Stato <strong>unitario e accentrato <\/strong>quando si vuole dare una fisionomia diversa al governo di una <strong>comunit\u00e0 ampia e variegata<\/strong> per composizione e origini storiche, prevedendo appunto le <strong>Regioni<\/strong> che, pur senza avere le \u00a0caratteristiche di Stati federati, possono essere titolari di una loro <strong>potest\u00e0 legislativa <\/strong>autonoma da quella statale. Nello <strong>Stato federale <\/strong>invece i singoli Stati si federano in un unico Stato e decidono di cedere <strong>parte della propria sovranit\u00e0<\/strong> ad un Governo federale. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>&nbsp;La nuova Carta\ncostituzionale sin dall&#8217;inizio ha riconosciuto<strong> l&#8217;autonomia pubblica<\/strong> anche agli altri due<strong> enti territoriali<\/strong> in cui si riparte la Repubblica, cio\u00e8 i due\ntradizionali enti locali <strong>&nbsp;Province e Comuni, <\/strong>caratterizzati appunto\ndalla presenza di un <strong>territorio<\/strong> e di\nun <strong>corpo elettorale <\/strong>di cui sono <strong>espressione diretta nell&#8217;organo consiliare <\/strong>e\naventi una loro porzione di potest\u00e0 <strong>d&#8217;indirizzo\npolitico, <\/strong>c.d.<strong> minore o\npolitico-amministrativo<\/strong>. Il riconoscimento di tale <strong>autonomia locale<\/strong> \u00e8 avvenuto comunque &#8220;<em>nell&#8217;ambito dei <strong>principi <\/strong>fissati\nda <strong>leggi generali<\/strong> della Repubblica,\nche ne determinano le funzioni&#8221;<\/em> (art. 128 orig.), a differenza delle <strong>autonomie regionali<\/strong>, per le quali le\nattribuzioni sono state indicate direttamente in Costituzione. Inoltre la IX\ndisp. trans. Cost. stabiliva che lo Stato avrebbe dovuto <strong>adeguare <\/strong>le sue leggi alle esigenze delle <strong>autonomie locali<\/strong> e alla competenza <strong>legislativa <\/strong>attribuita alle Regioni entro <strong>tre<\/strong> anni. Il numero delle Province italiane nell&#8217;anno di\nproclamazione della Repubblica (1946), era attestato su <strong>quota 91, <\/strong>dopo aver raggiunto il tetto di 95 durante il regime\nfascista. Tra di esse era ed \u00e8\ncompresa anche la <strong>Provincia di Perugia<\/strong>\n(ex Provincia dell&#8217;Umbria fino all&#8217;avvento del regime fascista) che si estende\nsu una superficie di circa <strong>6.330 Kmq<\/strong>\ne conta una popolazione complessiva di circa <strong>656.000 abitanti<\/strong> distribuita in <strong>59 Comuni<\/strong> di cui <strong>13<\/strong> con\npopolazione superiore a 15.000 abitanti<strong>\n(<\/strong>Perugia, Foligno, Citt\u00e0 di Castello, Spoleto, Gubbio, Assisi, Bastia\nUmbra, Corciano, Marsciano, Todi, Umbertide, Castiglione del Lago e Gualdo\nTadino) e con <strong>capoluogo<\/strong> Perugia, che\nconta oltre 165.000 abitanti. Le <strong>regioni\na statuto ordinario,<\/strong> nonostante la VIII disp. trans. Cost. avesse\nprevisto che <strong>l&#8217;elezione dei Consigli\nregionali<\/strong> dovesse avvenire <strong>entro un\nanno<\/strong> dall&#8217;entrata in vigore della stessa e nonostante l&#8217;avvenuta emanazione\nnel febbraio <strong>1953 <\/strong>della legge n. <strong>62<\/strong> (governo di centrismo De Gasperi\nVII)sulla costituzione e\nfunzionamento degli <strong>organi regionali<\/strong>,\nsono per\u00f2 state istituite con molto ritardo solo nell&#8217;<strong>anno 1970 <\/strong>(con primo Presidente della Regione Umbria Pietro <strong>Conti,<\/strong> PCI, 1970-1975 e primo\nPresidente del Consiglio regionale Fabio <strong>Fiorelli<\/strong>,\nPSI),dopo l&#8217;approvazione della\nlegge elettorale regionale n. 108 del 1968 &nbsp;e della legge n. 281 del 1970 sulla finanza\nregionale. Per l&#8217;esercizio effettivo delle loro funzioni hanno dovuto anche attendere\nil trasferimento delle <strong>funzioni\namministrative statali<\/strong> nelle materie in cui la Regione aveva competenza\nlegislativa, in base al principio del &#8220;parallelismo delle funzioni&#8221;,\ncon gli undici d.P.R. del <strong>1972<\/strong> e in\nseguito riorganizzate per <strong>settori organici<\/strong>\ne irrobustite con il d.lgs. n. 616 del <strong>1977<\/strong>,\nin attuazione della delega contenuta nella legge n. 382 del 1975\nsull&#8217;ordinamento regionale. <\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la medesima VIII disp. trans. Cost.\nprevedesse che anche l&#8217;elezione degli <strong>organi\nelettivi delle Province<\/strong> dovesse avvenire <strong>entro un anno<\/strong> dall&#8217;entrata in vigore della stessa, solo nel <strong>1951 <\/strong>con le leggi n.<strong> 122 <\/strong>dell&#8217;8 marzo, n.<strong> 328 <\/strong>del18 maggioe n. <strong>1168<\/strong> del 19 ottobre (governi di centrismo\nDe Gasperi VI e VII) il <strong>nuovo Parlamento<\/strong>\nitaliano (I^ legislatura dopo le prime elezioni repubblicane del 18 aprile\n1948) ha approvato rispettivamente le norme per <strong>l&#8217;elezione dei Consigli provinciali, <\/strong>quelle per<strong> le attribuzioni e il funzionamento degli organi delle Amministrazioni\nprovinciali<\/strong> e quelle per l&#8217;ampliamento delle<strong> attribuzioni delle Giunte. <\/strong>La nuova disciplina ordinamentale ha <strong>ripristinato gli organi delle province<\/strong>\npresenti prima del 1927 (cfr. precedente scritto del 23.12.2019 su &#8220;Provincia\ndell&#8217;Umbria e di Perugia nella storia del Regno d&#8217;Italia&#8221;) stabilendo che <em>&#8220;Ogni provincia ha un <strong>Consiglio<\/strong> provinciale, un <strong>Presidente<\/strong> della Giunta provinciale e\nuna <strong>Giunta<\/strong> provinciale&#8221; <\/em>e\nne ha fissato la composizione. Inoltre ha stabilito un sistema elettorale misto\nproporzionale e maggioritario a collegi uninominali per <strong>l&#8217;elezione diretta del Consiglio<\/strong>, la durata in carica dello stesso\nper <strong>quattro <\/strong>anni e l<strong>&#8216;elezione<\/strong> del Presidente della Giunta e\nquella degli assessori da <strong>parte del\nConsiglio<\/strong> provinciale. <strong>Il Consiglio\nprovinciale di Perugia<\/strong>, contando l&#8217;Ente una popolazione residente superiore\na 300.000 abitanti e inferiore a 700.000, era composto di <strong>30 membri,<\/strong> oltre il Presidente della Giunta (durante il Regno\nd&#8217;Italia il Consiglio dell&#8217;allora Provincia dell&#8217;Umbria era invece composto da\n50 membri, tra i quali eleggeva il <strong>proprio<\/strong>\nPresidente), mentre la <strong>Giunta\nprovinciale<\/strong> era composta dal Presidente e da <strong>6 assessori<\/strong> effettivi e <strong>2<\/strong>\nsupplenti. Il Presidente della Giunta <strong>convocava\ne presiedeva <\/strong>anche<strong> il Consiglio<\/strong>\nprovinciale, vigendo allora il <strong>controllo\nesterno<\/strong> di legittimit\u00e0 e di merito sugli atti provinciali (e comunali). Il <strong>controllo di legittimit\u00e0<\/strong> veniva\nesercitato dapprima, a termini della legge n. 530 del 1947 e fino\nall&#8217;istituzione delle Regioni, dal <strong>Prefetto\ne dalla Giunta provinciale amministrativa (GPA) <\/strong>come forma di <strong>controllo successivo <\/strong>ed eventualmente <strong>repressivo<\/strong> di atti anche gi\u00e0 efficaci.Con l&#8217;avvento dell&#8217;ordinamento\nregionale il controllo sugli atti degli enti locali, a norma dell&#8217;art. 130\nCost., degli artt. 55 e 56 della citata legge 62\/53 &nbsp;e dell&#8217;art. 72 del primo Statuto della Regione\nUmbria approvato con legge statale n. 344 del maggio 1971, inizi\u00f2 ad essere\nsvolto dal <strong>Comitato regionale di\ncontrollo (Co.re.co.), <\/strong>con sede nel capoluogo della Regione, sugli atti\ndelle <strong>Province <\/strong>e dalle sue <strong>Sezioni, <\/strong>aventi sedenei capoluoghi di Provincia, sugli\natti dei Comuni e altri enti locali sub-provinciali. Il <strong>controllo di legittimit\u00e0<\/strong> divenne <strong>preventivo,<\/strong> assumendo la natura di <strong>condizione di esecutivit\u00e0 <\/strong>o meglio<strong> di efficacia<\/strong> degli atti stessi<strong>.\n<\/strong>Il <strong>controllo di merito, <\/strong>consentito\nsolo nei casi previsti dalla legge, era invece volto ad accertare la\nrispondenza dell&#8217;atto ai criteri di convenienza e di opportunit\u00e0 amministrativa\ne, in attuazione dell&#8217;art. 130 Cost., sub\u00ec anche una radicale<strong> trasformazione<\/strong> nel senso di essere\nconfigurato non pi\u00f9 come <strong>&#8220;approvazione&#8221;<\/strong>\ndell&#8217;atto (da parte della GPA) ma esclusivamente come preventiva e&nbsp; motivata &#8220;<strong>richiesta di riesame<\/strong>&#8221; dell&#8217;atto agli organi deliberanti, fino\nad essere poi<strong> abolito<\/strong> con la legge\ndi riforma ordinamentale n. 142 del 1990. Anche il <strong>controllo esterno di legittimit\u00e0<\/strong> venne prima ristretto con la\ncitata legge del &#8217;90, limitandone l&#8217;obbligatoriet\u00e0 solo per le deliberazioni\ndel Consiglio (art. 45) e ulteriormente ridotto solo ad alcuni atti principali\ndello stesso Consiglio con la legge n. 127 del 1997 (c.d. Bassanini-bis, art.\n17, c. 33) poi recepita nel TUEL n. 267 del 2000 (art. 126) limitando il\ncontrollo a statuti, regolamenti di competenza consiliare, bilanci e rendiconti,\nsino infine ad essere completamente <strong>abolito<\/strong>\ndalla l. r. umbra n. 16 del settembre 2002 con la <strong>soppressione del Co.re.co.<\/strong> a seguito dell&#8217;abrogazione dell&#8217;art. 130\nCost. operata dalla l.c. n. 3 del 2001. <\/p>\n\n\n\n<p>La citata VIII Disposizione transitoria Cost. aveva\ninoltre previsto che, fino all&#8217;avvenuto riordinamento e distribuzione delle\nfunzioni amministrative tra gli Enti locali, <strong>restassero alle Province<\/strong> (e ai Comuni) <strong>le funzioni <\/strong>che esercitavano a quel momento e le altre di cui le\nRegioni avessero loro <strong>delegato<\/strong>\nl&#8217;esercizio. Le Province continuarono &nbsp;quindi per molti anni ad esercitare <strong>le funzioni e i compiti<\/strong> previsti dal\nTULCP &nbsp;di cui al r.d. n. 383 del 1934\nnelle materie della sanit\u00e0 e igiene, opere pubbliche e in particolare le strade\nprovinciali, istruzione e in particolare la secondaria superiore e relativa edilizia\nscolastica, agricoltura, assistenza e beneficenza, oltre la spese generali e\ngli oneri patrimoniali. L&#8217;istituzione\ndelle Regioni a statuto ordinario e i citati trasferimenti di funzioni\namministrative statali con i d.p.r. del &#8217;72 e in particolare il d.lgs. 616 del\n1977 hanno comportato &nbsp;uno <strong>spazio d&#8217;azione pi\u00f9 circoscritto<\/strong> per le\nProvince, spesso percepite (forse dati i precedenti storici del Prefetto posto\na capo della Deputazione provinciale, peraltro solo fino alla riforma del\n1888-1889 da parte del Governo di sinistra storica Crispi I) pi\u00f9 come ambito\nterritoriale di Prefettura che come soggetto di autonomia locale. Dopo le\nelezioni provinciali del 25 e 26 <strong>maggio\n1952,<\/strong> il <strong>primo<\/strong><strong> Presidente della Giunta provinciale<\/strong> di\nPerugia<strong> eletto dal nuovo Consiglio, <\/strong>caratterizzato\nda una maggioranza politica di sinistra PCI-PSI,\u00e8 stato <strong>Mario Angelucci<\/strong>\n(PCI- 1952-1953, con Vicepresidente E. Acton-PSI) che quindi torn\u00f2 ad insediarsi &nbsp;nell&#8217;allora denominato &#8220;Palazzo del\nGoverno&#8221; di <strong>Piazza Italia<\/strong>, gi\u00e0\nPiazza Vittorio Emanuele II &nbsp;con al\ncentro della stessa il relativo monumento equestre e con Palazzo Cesaroni e\nPalazzo Donini, ora sedi degli organi di governo della Regione, sull&#8217;altro lato\ndella piazza. Il <strong>palazzo sede della\nProvincia<\/strong> era stato costruito a partire dal 1867, dopo la distruzione ad\nopera dei perugini della fortezza sulla Rocca Paolina, su progetto dell&#8217;ingegnere\ncapo comunale Alessandro Arienti ed abbellito dagli affreschi notevoli del\npittore perugino Domenico Bruschi (coetaneo di A. Brugnoli) ed altri nelle sale\ndi rappresentanza e, in particolare, nella <strong>sala\ndel Consiglio<\/strong> provinciale e nella sala ricevimenti della Prefettura. Il Presidente Angelucci per\u00f2 si era dovuto dimettere\ndopo soli 6 mesi per incompatibilit\u00e0 con la carica di Deputato ed era stato sostituito\ndal nuovo Presidente <strong>Gino Scaramucci<\/strong>\n(PCI, per il mandato di fine consiliatura 1953-1956 e per altri due mandati\n1956-1960 e 1960-1964, con Vicepresidente sempre M. Acton). La legge elettorale\ndei Consigli provinciali \u00e8 stata poi modificata in senso maggioritario nel\nsettembre <strong>1960<\/strong> con la legge n. 962,\nche ha previsto in ogni Provincia la costituzione di tanti <strong>collegi uninominali<\/strong> quanti i consiglieri assegnati, e poi\nnell&#8217;agosto <strong>1964<\/strong> con la legge n. 663\nche ha portato la durata dei Consigli provinciali (e comunali) a <strong>cinque <\/strong>anni, mentre la legge n. 154\ndell&#8217;aprile 1981 ha rivisto l&#8217;ineleggibilit\u00e0 e l&#8217;incompatibilit\u00e0 con le cariche\ndi consigliere provinciale (regionale e comunale). Gli altri Presidenti eletti dai\nConsigli provinciali di Perugia sono stati, nell&#8217;ordine, <strong>Ilvano Rasimelli<\/strong> (PCI, 1964-1970, con Vicepresidente sempre E.\nActon-PSI )e che, tra l&#8217;altro, modific\u00f2 l&#8217;intestazione dell&#8217;edificio sede della\nresidenza provinciale sin dal 1874, in <strong>&#8220;Palazzo\ndella Provincia&#8221;<\/strong> in quanto di propriet\u00e0 dell&#8217;Ente locale e solo\nparzialmente concesso in locazione al Ministero dell&#8217;Interno per la sede prefettizia,\n<strong>Alfredo Ciarabelli<\/strong> (1970-1975, con\nVicepresidente A. Baldoni-PSI), <strong>Vinci\nGrossi <\/strong>(PCI, 1975-1979 anno di sua elezione a Senatore, con Vicepresidente\nV. Lorenzini-PSI), <strong>Umberto Pagliacci <\/strong>(PCI,\nper il mandato di fine consiliatura 1979-1980, con Vicepresidente sempre V.\nLorenzini e per altri due mandati 1980-1985 e 1985-1990, con Vicepresidente in\nentrambi M. Valentini-PSI), <strong>Marcello\nPanettoni<\/strong> (PCI, 1990-1995, con Vicepresidente F.M. Stirati-PSI). <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo della firma a Strasburgo nel 1985 della <strong>Carta europea dell&#8217;autonomia locale, &nbsp;<\/strong>l&#8217;art. <strong>5<\/strong>&nbsp; e l&#8217;art. <strong>128 <\/strong>(poi abrogato nel 2001) della\nCostituzione hanno trovato finalmente &nbsp;concreta applicazione e attuazione con\nl&#8217;emanazione della legge <strong>8 giugno 1990,\nn. 142 <\/strong>(governo pentapartito Andreotti VI) recante il <strong>nuovo ordinamento delle autonomie locali<\/strong>, che ha dettato &nbsp;i <strong>principi<\/strong>&nbsp; dell&#8217;ordinamento della <strong>Provincia, <\/strong>quale <em>&#8220;<strong>ente locale intermedio<\/strong> fra comune e\nregione che cura gli <strong>interessi <\/strong>e\npromuove lo <strong>sviluppo<\/strong> della comunit\u00e0\nprovinciale&#8221;<\/em> (e dell&#8217;ordinamento dei Comuni), determinandone le <strong>funzioni,<\/strong> introducendo la denominazione\ndi &#8220;<strong>Presidente della\nprovincia&#8221;<\/strong>(che ancora presiedeva sia il Consiglio che la Giunta) e\nsancendo che <strong><em>&#8220;le comunit\u00e0 locali<\/em><\/strong><em>,\nordinate in <strong>province<\/strong> e comuni, sono <strong>autonome&#8221;<\/strong><\/em> e sono titolari di <strong>funzioni proprie,<\/strong> oltre ad esercitare\nle funzioni <strong>attribuite o delegate<\/strong>\ndallo Stato e dalla Regione. La legge 142 (artt.\n17 e ss.) ha individuato anche <strong>9<\/strong> <strong>aree metropolitane<\/strong> nelle zone dei pi\u00f9\ngrandi insediamenti urbani e territori circostanti <em>(hinterland)<\/em> e ha sancito che nelle stesse aree <strong>la Provincia <\/strong>(n.b.) si configurava come\n<strong>autorit\u00e0 metropolitana <\/strong>con specifica\npotest\u00e0 statutaria e assumeva la denominazione di <strong>&#8220;Citt\u00e0 metropolitana&#8221;<\/strong> i cui organi erano il Consiglio\nmetropolitano, la Giunta metropolitana e il Sindaco metropolitano. A tale riforma ordinamentale del &#8217;90 ha fatto seguito\nla legge <strong>25 marzo 1993, n. 81 <\/strong>(governo\nquadripartito Amato I) di modifica della legge 142\/90 con l&#8217;introduzione dell&#8217;<strong>elezione a suffragio universale e diretto\ndel Presidente della Provincia<\/strong> (e del Sindaco) contestualmente all&#8217;<strong>elezione<\/strong> <strong>del Consiglio<\/strong>, l&#8217;attribuzione allo stesso Presidente (e al Sindaco)\ndel <strong>potere di nomina e revoca dei\ncomponenti della Giunta provinciale<\/strong> (e comunale) tra cui il <strong>Vicepresidente<\/strong> (e il Vicesindaco), con la previsione dell&#8217;<strong>incompatibilit\u00e0<\/strong> tra la carica di assessore e quella di consigliere provinciale\n(e comunale, tranne nei Comuni sotto a 15 mila abitanti), la reintroduzione\ndella separata figura di <strong>Presidente del\nConsiglio provinciale<\/strong> (e comunale) in base al principio per cui il\ncontrollato non pu\u00f2 presiedere l&#8217;organo cui \u00e8 demandato il controllo (politico-amministrativo)\ndei suoi atti, nonch\u00e9 la riduzione a <strong>4\nanni<\/strong> della durata del mandato elettivo, con <strong>non pi\u00f9 di due mandati<\/strong> consecutivi per il Presidente della\nProvincia (e il Sindaco) e anche per gli Assessori. Si \u00e8 poi realizzata una svolta\nnella <strong>ripartizione delle funzioni\namministrative<\/strong> con la legge delega n. <strong>59<\/strong>\ndel marzo <strong>1997 <\/strong>(c.d. legge\nBassanini&#8221;) e con il decreto legislativo n. <strong>112<\/strong> del marzo &nbsp;<strong>1998 <\/strong>(governo L&#8217;Ulivo Prodi I) recante\nil conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e\nagli Enti locali, che hanno avviato un profondo processo di <strong>riorganizzazione dello Stato<\/strong> in senso\neffettivamente <strong>regionalista e\nautonomista, <\/strong>sia purea\n&#8220;Costituzione invariata&#8221;, sulla base dei <strong>principi <\/strong>dettati dalla legge delegae, in particolare, quelli<strong> di\nsussidiariet\u00e0 <\/strong>(<strong>verticale<\/strong>, cio\u00e8\nil livello di governo superiore interviene quando l&#8217;amministrazione pi\u00f9 vicina\nai cittadini non ce la faccia), <strong>di\ndifferenzazione<\/strong> (funzioni allocate in considerazione delle caratteristiche degli\nenti riceventi) e <strong>di adeguatezza<\/strong>\n(funzioni affidate ad enti con requisiti sufficienti di idoneit\u00e0 organizzativa\ne di efficienza). &nbsp;Il nuovo ordinamento\ndegli enti locali di cui alla legge 142\/90 \u00e8 stato ulteriormente modificato e\nintegrato prima con la legge 15 maggio <strong>1997<\/strong>,\nn. <strong>127<\/strong> (governo L&#8217;Ulivo Prodi I, con\nBassanini Ministro FP) contenente tra l&#8217;altro alcuni perfezionamenti della\nforma di governo degli enti locali e l&#8217;attribuzione di compiti gestionali alla <strong>dirigenza<\/strong> in base al <strong>principio della distinzione delle funzioni<\/strong> e poi con la legge 30 aprile <strong>1999<\/strong>, n. <strong>120<\/strong> in materia\ndi elezioni degli organi degli enti locali riportando a <strong>cinque anni<\/strong> la durata degli organi elettivi delle Province (e dei\nComuni)e con la legge 3 agosto <strong>1999,<\/strong> n. <strong>265<\/strong> (governo L&#8217;Ulivo D&#8217;Alema I) recante disposizioni in materia di\nautonomia e ordinamento degli enti locali, tra\ncui una diversa impostazione della <strong>Citt\u00e0\nmetropolitana<\/strong> <strong>come aggregazione di\nComuni<\/strong> che acquisisce anche le<strong>\nfunzioni delle Province<\/strong> e la delega al Governo ad emanare un testo unico delle\ndisposizioni legislative vigenti in materia di ordinamento dei comuni e delle\nprovince e loro forme associative. <\/p>\n\n\n\n<p>A partire dalle legge di riforma del 1990, la <strong>Giunta provinciale<\/strong> era composta dal\nPresidente, che la presiedeva e da un numero <em>pari <\/em>(prescrizione poi eliminata dal TUEL) di assessori, <strong>stabilito dallo Statuto<\/strong>, non superiore\nad <strong>un quinto <\/strong>dei consiglieri\nassegnati computando anche il Presidente della Provincia, con arrotondamento\nall&#8217;unit\u00e0 per eccesso (corrispondente a n.<strong>\n7<\/strong> per la Provincia di Perugia) e comunque non superiore a otto. Dopo la\nriforma del 1993, il <strong>primo Presidente\ndella Provincia <\/strong>di Perugia<strong> eletto a\nsuffragio universale e diretto<\/strong> nelle elezioni provinciali del 23 aprile<strong> 1995,<\/strong> \u00e8 stato <strong>Mariano Borgognoni<\/strong> (PDS poi DS, 1995-1999 con il 60,01% dei voti e\ngi\u00e0 Presidente del Consiglio regionale umbro 1992-1993, Vicepresidente nominato\nK. Belillo- RC) e con <strong>primo Presidente\ndel Consiglio<\/strong> provinciale eletto dal Consiglio stesso Valfiero <strong>Budassi <\/strong>(SI, 1997-1999,gi\u00e0 assessore nella precedente Giunta\nPanettoni). <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Durante la seconda met\u00e0 del &#8216;900<\/strong>\nil numero complessivo delle province italiane ha raggiunto <strong>quota 103,<\/strong> innanzitutto a seguito della <strong>riunione <\/strong>al territorio nazionale della <strong>provincia di<\/strong> <strong>Trieste, <\/strong>in\nbase al <strong>Memorandum d&#8217;intesa di Londra<\/strong>\ndell&#8217;ottobre <strong>1954<\/strong> che, sulla c.d.\n&#8220;questione triestina&#8221;, sanc\u00ec il passaggio dall&#8217;amministrazione\nmilitare anglo-americana all&#8217;amministrazione civile del Governo italiano della <strong>Zona A,<\/strong> cio\u00e8 il tratto costiero da\nDuino a Muggia, del <strong>Territorio Libero di\nTrieste<\/strong>. Il TLT era stato creato dal <strong>trattato\ndi pace di Parigi<\/strong> del febbraio <strong>1947 <\/strong>(in\nbase al quale l&#8217;Italia &#8220;sconfitta&#8221; aveva perso tutti i territori\noccupati durante la guerra e, in particolare, aveva dovuto cedere alla\nJugoslavia e allo stesso TLT la gran parte della <strong>Venezia Giulia<\/strong> (che comprendeva le allora pi\u00f9 estese province di\nGorizia e Trieste e anche quelle di Pola e Fiume nella penisola istriana solo\nparzialmente italiana). Il TLT era stato appunto diviso in Zona A e <strong>Zona B<\/strong>, cio\u00e8 il tratto del litorale\nistriano comprendente Capodistria e fino a Cittanova che nel &#8217;54 pass\u00f2 sotto\nl&#8217;amministrazione civile della<strong>\nJugoslavia<\/strong>, uno degli Stati <strong>vincitori<\/strong>\ndella guerra mondiale scatenata il 1\u00b0 settembre 1939 dalla politica di\naggressione e di conquista della <strong>Germania\nhitleriana<\/strong> che, nell&#8217;aprile 1941, insieme alle truppe dell&#8217;Italia fascista (entrata\nin guerra il 10 giugno 1940 al fianco dello Stato nazista) avevano <strong>invaso e occupato<\/strong> <strong>nei Balcani<\/strong> proprio la Jugoslavia (poi liberata dall&#8217;esercito\npartigiano guidato da Tito) &nbsp;e anche la\nGrecia. Tale assetto del <strong>nuovo confine\nnord-orientale<\/strong> dell&#8217;Italia \u00e8 stato poi <strong>definitivamente<\/strong>\nriconosciuto nel novembre <strong>1975<\/strong> con\nla firma del <strong>trattato di Osimo <\/strong>tra\nla Repubblica Italiana(governo di centrismo Moro IV) e&nbsp; la Repubblica Socialista Federale di\nJugoslavia. Ulteriori <strong>tre&nbsp; province<\/strong> furono istituite sul finire\ndegli anni sessanta e inizio anni settanta e altre <strong>otto<\/strong> nel 1992, per un totale&nbsp;\ndi <strong>103.<\/strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\n<\/p>\n\n\n\n<p><em>(Fine prima parte)<\/em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Li&nbsp; 11 febbraio 2020<\/p>\n\n\n\n<p>Dott. 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